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  Inviato da: quam@res.ad  Mostra tutti i messaggi di quam@res.ad
Titolo: diritto penale contemporaneo: immigrazione e crimina lità
Newsgroup: it.test
Data: 08/02/2018
Ora: 00:30:53
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  <br /> IMMIGRAZIONE E CRIMINALIT&Agrave;<br /> Una lettura di dati statistici<br /> di Francesco Palazzo<br /> 1. La grande immigrazione in atto suscita quotidianamente, e spesso<br /> drammaticamente, la preoccupata attenzione della popolazione e impegna <br /> l&rsquo;agenda<br /> delle istituzioni nazionali e internazionali, in un clima spesso <br /> surriscaldato dal dibattito<br /> politico e dall&rsquo;eco mediatica. Si consumano divisioni culturali e <br /> politiche, e si<br /> compromettono le sorti stesse dell&rsquo;Europa unita. Particolarmente <br /> preoccupante, specie<br /> agli occhi dell&rsquo;opinione pubblica e di alcune parti politiche, &egrave; il <br /> controverso rapporto tra<br /> immigrazione e criminalit&agrave;. La ritenuta propensione a delinquere degli <br /> immigrati<br /> costituisce uno dei principali argomenti, se non il principale, sul <br /> quale si fonda la sempre<br /> pi&ugrave; diffusa ostilit&agrave; verso un fenomeno dalle dimensioni crescenti e <br /> dalle caratteristiche<br /> bibliche.<br /> Spesso si ha l&rsquo;impressione che, come avviene pi&ugrave; in generale per l&rsquo;andamento<br /> della criminalit&agrave; complessiva, i dati disponibili siano utilizzati con <br /> disinvoltura se non<br /> con spregiudicatezza, senza un&rsquo;adeguata ponderazione, al prevalente <br /> scopo di sostenere<br /> orientamenti politici e per alimentare populisticamente paure peraltro <br /> comprensibili. Al<br /> contrario, non solo i dati statistici vanno presi sempre con molta <br /> cautela e comunque<br /> sempre contestualizzati, ma soprattutto una loro analisi disincantata <br /> pone dinanzi a<br /> scelte interpretative ed operative tutt&rsquo;altro che facili e che in ogni <br /> caso dovrebbero essere<br /> effettuate senza indulgere a schematismi di comodo, ma piuttosto sulla <br /> base di una pi&ugrave;<br /> approfondita riflessione razionalmente e scientificamente supportata.<br /> 2. Uno dei dati pi&ugrave; certi e nello stesso tempo impressionante &egrave; quello della<br /> presenza degli stranieri nelle carceri italiane. Stando alle statistiche <br /> del ministero della<br /> giustizia, al 30 settembre 2016, su una popolazione detenuta complessiva <br /> di 54.465<br /> presenze (rispetto a una capienza &ldquo;regolamentare&rdquo; di 49.796), ben 18.462 <br /> erano stranieri,<br /> pari cio&egrave; al 33,8 % del totale. Quanto alla provenienza, le presenze di <br /> detenuti stranieri<br /> pi&ugrave; significative sono nell&rsquo;ordine quelle del Marocco (17,4 % sul totale <br /> degli stranieri<br /> presenti), della Romania (14,9), dell&rsquo;Albania (13,1), della Tunisia <br /> (11,0). Dunque, 1/3 dei<br /> detenuti &egrave; di origine straniera, con una forte incidenza di <br /> extracomunitari e di rumeni.<br /> Considerato che certamente il numero degli stranieri presenti in Italia <br /> non assomma ad<br /> 1/3 della popolazione italiana, ne viene che il tasso di delittuosit&agrave; <br /> degli stranieri<br /> sembrerebbe essere di molto superiore a quello degli italiani.<br /> Occorre per&ograve; considerare una serie di elementi con efficacia parzialmente<br /> correttiva o integrativa della secca conclusione ora ipotizzata. <br /> Fondamentale &egrave; il rilievo, 2<br /> innanzitutto, relativo alla composizione della popolazione degli <br /> immigrati specie<br /> irregolari. &Egrave; notorio che la quasi totalit&agrave; degli immigrati clandestini <br /> &egrave; costituita da<br /> soggetti maschi e giovani, privi di famiglia. Ed &egrave; altrettanto noto che, <br /> sociologicamente,<br /> il tasso di delittuosit&agrave; &egrave; molto pi&ugrave; elevato nella fascia di popolazione <br /> costituita per<br /> l&rsquo;appunto da soggetti maschi e giovani. Con la conseguenza che &egrave; del <br /> tutto normale,<br /> quindi, che rispetto all&rsquo;intera popolazione italiana quella degli <br /> immigrati presenti un<br /> tasso relativo di delittuosit&agrave; pi&ugrave; elevato.<br /> In secondo luogo, occorre altres&igrave; tener conto del fatto che i condannati <br /> stranieri<br /> hanno una maggiore difficolt&agrave; ad accedere alle misure alternative al <br /> carcere, sia perch&eacute;<br /> sono sovente assistiti da una difesa tecnica meno attrezzata sia perch&eacute; <br /> &ndash; e soprattutto &ndash;<br /> non dispongono di quelle condizioni abitative, familiari e lavorative <br /> che costituiscono il<br /> presupposto per la concessione di misure extramurarie. Con la <br /> conseguenza che la<br /> percentuale della loro presenza in carcere pu&ograve; ben risultare influenzata <br /> verso l&rsquo;alto,<br /> rispetto agli italiani, da questo fattore sostanzialmente strutturale <br /> senza che ci&ograve; significhi<br /> necessariamente un corrispondente pi&ugrave; alto tasso di delittuosit&agrave;. <br /> Estremamente<br /> significativa al riguardo &egrave; la rilevazione del Ministero della giustizia <br /> sul primo semestre<br /> del 2016 (30 giugno), dalla quale emerge che su un totale di 19.128 <br /> affidamenti in prova<br /> ben 16.405 sono stati usufruiti da italiani e solo 495 da stranieri <br /> comunitari e 2.227 da<br /> stranieri extracomunitari. Similmente per la semilibert&agrave;, su un totale <br /> di 1.069<br /> provvedimenti, solo 129 sono stati concessi agli stranieri; e ancora, su <br /> un totale di 17.442<br /> detenzioni domiciliari, gli stranieri che ne hanno beneficiato sono <br /> stati 3.306.<br /> Stando a qualche recente statistica generale (Idos 2015), negli anni <br /> 2004-2012, il<br /> tasso di delittuosit&agrave; degli italiani sarebbe cresciuto pi&ugrave; <br /> consistentemente di quello degli<br /> stranieri (37,6 % a fronte invece del 29,6 %). E ci&ograve; mentre invece la <br /> popolazione autoctona<br /> calava a fronte di un incremento degli ingressi in Italia di immigrati <br /> comunitari ed<br /> extracomunitari. Il dato &egrave; sicuramente significativo e pone certamente <br /> qualche<br /> interrogativo: tuttavia, nell&rsquo;attesa che esso possa essere confermato <br /> nel futuro di lungo<br /> periodo, non riesce a ridimensionare la inoppugnabile constatazione che <br /> comunque oggi<br /> circa un terzo della popolazione detenuta &egrave; costituita da stranieri.<br /> Maggiore interesse pu&ograve; avere semmai un altro dato, relativo alla <br /> tipologia dei<br /> reati pi&ugrave; frequentemente commessi dagli stranieri. In linea generale, <br /> risulta infatti che,<br /> mentre la percentuale di stranieri presenti in carcere &egrave; superiore a <br /> quella degli italiani<br /> per condanne fino a cinque anni, per le condanne superiori a cinque anni <br /> il rapporto<br /> s&rsquo;inverte e gli italiani risultano dunque maggioritari rispetto agli <br /> stranieri. Nel dettaglio:<br /> pene fino a 1 anno: 8,8 di stranieri a fronte di 3,8 di italiani; pene <br /> da 1 a 2 anni: 13,0 a<br /> fronte di 6,7; pene da 2 a 3 anni: 15,2 a fronte di 9,0; pene da 3 a 5 <br /> anni: 25,5 a fronte di<br /> 19,5; pene da 5 a 10 anni: 24,6 a fronte di 31,1; pene da 10 a 20 anni: <br /> 10,3 a fronte di 17,2;<br /> pene oltre 20 anni: 2,0 a fronte di 6,9; ergastolo: 0,6 a fronte di 5,8 <br /> (dati Istat).<br /> Pi&ugrave; specificamente, si pu&ograve; senz&rsquo;altro dire che gli stranieri prediligono <br /> alcune<br /> specie di reati, rispetto ai quali indubbiamente la percentuale della <br /> loro &ldquo;presenza&rdquo;<br /> rispetto agli italiani si rivela davvero straordinariamente <br /> maggioritaria. Si legge<br /> testualmente nel rapporto 2015 del ministero degli interni che <br /> &laquo;l&rsquo;incidenza degli stranieri<br /> tra i denunciati [&hellip;] varia molto a seconda dei reati. Si va da incidenze <br /> basse, come il 3%<br /> per le rapine in banca o il 6% per quelle negli uffici postali, al poco <br /> meno del 70 % che 3<br /> caratterizza i borseggi [&hellip;]. Tra questi due estremi, gli stranieri <br /> costituiscono il 51% dei<br /> denunciati per rapina in abitazione o furto in abitazione, e il 45 % dei <br /> denunciati per<br /> rapina in pubblica via, il 19 % per le estorsioni, il 29 % per le truffe <br /> e le frodi<br /> informatiche&raquo;.<br /> Per quanto concerne i reati in materia di stupefacenti, la stessa fonte <br /> fornisce dei<br /> dati molto differenziati quanto all&rsquo;incidenza degli stranieri rispetto <br /> ai soggetti segnalati<br /> all&rsquo;autorit&agrave; giudiziaria nelle nostre pi&ugrave; popolose citt&agrave;. Nel 2006 si va <br /> cos&igrave; dal 64 % di<br /> Bologna e dal 63,6 % di Firenze al 2,5 % di Catania o all&rsquo;8,7 e 8,5 % <br /> rispettivamente di<br /> Napoli e Palermo.<br /> 3. Tutti questi dati, per&ograve;, non sono in grado di fornire utili <br /> indicazioni per<br /> effettuare scelte politico criminali razionali e lungimiranti se non <br /> tiene conto di un<br /> elemento che viene correttamente sottolineato proprio dal gi&agrave; ricordato <br /> rapporto del<br /> ministero dell&rsquo;interno. In effetti, l&rsquo;interpretazione di quelle <br /> statistiche &ndash; indubbiamente<br /> allarmanti nei loro dati grezzi &ndash; non pu&ograve; prescindere da una <br /> fondamentale distinzione:<br /> e cio&egrave; quella tra stranieri &ldquo;regolari&rdquo; e stranieri &ldquo;irregolari&rdquo;. <br /> Occorre, dunque, separare il<br /> dato relativo al totale degli stranieri denunciati da quello degli <br /> &ldquo;regolari&rdquo;, cio&egrave; dei<br /> residenti. Come osserva il rapporto citato, &laquo;solo depurando gli <br /> stranieri denunciati della<br /> componente irregolare potremo dire se l&rsquo;incidenza degli stranieri <br /> regolari tra i<br /> denunciati &egrave; superiore rispetto a quella che si riscontra nella <br /> popolazione residente in<br /> Italia&raquo;. Considerando il reato di furto con strappo, &laquo;gli stranieri <br /> regolari sono stati nel<br /> 2006 il 20% del totale degli stranieri denunciati e questi ultimi sono <br /> stati, nello stesso<br /> anno, il 29% del totale dei denunciati. &Egrave; facile calcolare, quindi, che <br /> gli stranieri regolari<br /> sono il 6% del totale dei denunciati per quello stesso reato. Applicando <br /> lo stesso sistema<br /> di calcolo anche ad altri reati, si ottiene che gli stranieri regolari <br /> sono il 6% del totale dei<br /> denunciati per furto di autovetture, l&rsquo;8% dei denunciati per furto con <br /> destrezza, il 9% dei<br /> denunciati per omicidio tentato e consumato, il 10% dei denunciati per <br /> rapina in<br /> pubblica via e il 15% di quelli denunciati per violenze sessuali&raquo;.<br /> Proiettando questi dati sul totale complessivo della popolazione <br /> presente in Italia<br /> e dei denunciati, si ricava che, nel 2006, gli stranieri regolari <br /> denunciati in Italia<br /> costituiscono quasi il 6% del totale dei denunciati a fronte di <br /> un&rsquo;incidenza degli stranieri<br /> regolari residenti sull&rsquo;intera popolazione pari a circa il 5%, al quale <br /> dovrebbe essere<br /> aggiunta la massa degli stranieri presente regolarmente in Italia ogni <br /> anno ma non<br /> residente (si parla di quasi 50 milioni complessivi transitanti ogni <br /> anno in Italia).<br /> La conclusione &egrave; tanto ovvia in s&eacute;, quanto problematica per le <br /> conseguenze che<br /> essa suggerisce. &Egrave; evidente, infatti, che il tasso di delittuosit&agrave; degli <br /> stranieri &egrave; pressoch&eacute;<br /> coincidente con quello degli italiani quando si tratta di &ldquo;regolari&rdquo;, <br /> mentre s&rsquo;innalza<br /> davvero notevolmente quando sono &ldquo;irregolari&rdquo;. A questo punto, <br /> semplificando molto,<br /> si pone per&ograve; un interrogativo realmente inquietante. Qual pu&ograve; essere la <br /> causa di questo<br /> divario cos&igrave; marcato? Si deve supporre che sia lo stato di <br /> &ldquo;irregolarit&agrave;&rdquo; a svolgere<br /> un&rsquo;efficacia criminogenetica e comunque a influire, in particolare, <br /> sulla percentuale di<br /> presenze in carcere? Oppure si deve pensare che la maggiore inclinazione <br /> a delinquere<br /> sia per cos&igrave; dire originaria, nel senso che gli &ldquo;irregolari&rdquo; entrano <br /> clandestinamente in 4<br /> Italia e mantengono lo stato di irregolarit&agrave; proprio al fine di <br /> delinquere? Insomma,<br /> diventano criminali perch&eacute; irregolari o diventano irregolari perch&eacute; <br /> criminali?<br /> Il quesito, seppure cos&igrave; schematicamente impostato, apre un dilemma<br /> criminologicamente quasi sconvolgente al quale, allo stato delle <br /> conoscenze e degli<br /> studi, non sembra possibile dare una risposta certa. Indubbiamente, <br /> per&ograve;, almeno per<br /> una larga quota di immigrati irregolari provenienti da Paesi <br /> extraeuropei, le condizioni<br /> e le modalit&agrave; del viaggio con cui essi arrivano in Italia rende davvero <br /> del tutto<br /> improbabile che la ragione e lo scopo del loro espatrio sia quello di <br /> venire a svolgere qui<br /> la loro attivit&agrave; criminale, cui li sospingerebbe lo stato di migranti o <br /> forse, verrebbe<br /> addirittura da dire, di &ldquo;diversi&rdquo;. Senza, dunque, voler minimamente <br /> negare il dato<br /> incontrovertibile del loro assai pi&ugrave; alto tasso di delittuosit&agrave;, <br /> evidenziato soprattutto dalle<br /> statistiche sulla composizione della popolazione penitenziaria, sembra <br /> sicuramente pi&ugrave;<br /> probabile che esso sia dovuto proprio alla condizione di <br /> marginalizzazione conseguente<br /> allo stato di irregolarit&agrave;, unita al dato dell&rsquo;alta concentrazione tra <br /> gli stranieri irregolari<br /> della componente demografica statisticamente pi&ugrave; propensa a delinquere <br /> (giovani<br /> maschi, spesso senza famiglia).<br /> Se si considera, infine, che costituisce un dato costante in ogni tempo <br /> quello di<br /> un incremento anche consistente della delittuosit&agrave; in presenza di una forte<br /> immigrazione, ben si pu&ograve; comprendere che, quando allo stato di immigrato <br /> si somma<br /> quello di &ldquo;irregolare&rdquo;, i tassi di delittuosit&agrave; subiscano un&rsquo;impennata, <br /> senza che ci&ograve;<br /> autorizzi ipotesi o convinzioni pi&ugrave; o meno larvatamente ispirate a <br /> preconcetti etnici<br /> talvolta sconfinanti in forme sostanzialmente razzistiche. In <br /> definitiva, anche da un<br /> punto di vista politico criminale, o si rifiuta l&rsquo;opzione solidaristica <br /> chiudendo le frontiere<br /> oppure la scelta solidaristica non pu&ograve; limitarsi a un&rsquo;accoglienza che generi<br /> marginalizzazione o peggio irregolarit&agrave;. Ma deve invece prolungarsi <br /> verso una<br /> complessa opera d&rsquo;integrazione per contenere quegli effetti criminogeni <br /> comunque<br /> connessi al fenomeno migratorio.<br /> Insomma, anche il rapporto tra immigrazione e criminalit&agrave; conferma che gli<br /> attuali immani flussi migratori mettono i popoli e le istituzioni <br /> dell&rsquo;Occidente dinanzi a<br /> scelte e responsabilit&agrave; estremamente impegnative.  

Il thread:
da leggere quam@res.ad 08/02 00:30
diritto penale contemporaneo: immigrazione e crimina lità
   da leggere the F.O. 08/02 11:45
NATO, Climate Change, and International Security
 

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