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  Inviato da: Dragonòt  Mostra tutti i messaggi di Dragonòt
Titolo: Chi parla due lingue è più prote tto dal morbo di Alzheimer
Newsgroup: it.cultura.linguistica
Data: 31/01/2017
Ora: 21:31:48
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  &Egrave; scientifico: chi parla due lingue &egrave; pi&ugrave; protetto dal morbo di Alzheimer<br /> Il bilinguismo costituisce una &laquo;riserva cognitiva&raquo; che funziona da difesa <br /> contro l&rsquo;avanzare della malattia: pu&ograve; ritardare l&rsquo;esordio di demenza senile <br /> fino a 5 anni<br /> di Laura Cuppini<br /> <br /> http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/17_gennaio_31/scientifico-chi-parla-due-lingue-piu-protetto-morbo-alzheimer-ea2d6d9a-e7a1-11e6-8168-2d40923ac04f.shtml<br /> <br /> Le persone che parlano abitualmente due lingue sono pi&ugrave; protette dalla <br /> demenza senile causata dal morbo di Alzheimer: la malattia infatti, nei <br /> bilingui, si manifesta pi&ugrave; tardi (anche 5 anni dopo, rispetto ai monolingui) <br /> e con sintomi meno intensi. La conferma arriva da uno studio italiano <br /> pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences <br /> (PNAS) e coordinato da Daniela Perani, direttrice dell&rsquo;Unit&agrave; di Neuroimaging <br /> molecolare e strutturale in vivo nell&rsquo;uomo dell&rsquo;IRCCS Ospedale San Raffaele <br /> e docente all&rsquo;Universit&agrave; Vita-Salute San Raffaele.<br /> <br /> I ricercatori hanno studiato 85 pazienti affetti da demenza di Alzheimer, di <br /> cui met&agrave; italiani monolingui e met&agrave; bilingui, originari dell&rsquo;Alto Adige, <br /> attraverso una tecnica di imaging chiamata FDG-PET (un tipo di tomografia a <br /> emissione di positroni che permette di misurare il metabolismo cerebrale e <br /> la connettivit&agrave; funzionale tra diverse strutture del cervello). In linea con <br /> i risultati di studi precedenti, i pazienti bilingui con Alzheimer sono <br /> risultati in media pi&ugrave; vecchi di 5 anni rispetto ai monolingui e hanno <br /> ottenuto punteggi pi&ugrave; alti in alcuni test cognitivi volti a valutare la <br /> memoria verbale e visuo-spaziale (la capacit&agrave; di riconoscere luoghi e <br /> volti). L&rsquo;uso della FDG-PET ha svelato che questi pazienti, a fronte della <br /> migliore performance cognitiva, hanno per&ograve; un metabolismo pi&ugrave; danneggiato <br /> nelle aree del cervello tipicamente colpite dalla malattia, rispetto ai <br /> pazienti monolingui. Secondo gli autori dello studio, il bilinguismo <br /> costituisce una &ldquo;riserva cognitiva&rdquo; che funziona da difesa contro l&rsquo;avanzare <br /> della demenza. &laquo;&Egrave; proprio perch&eacute; una persona bilingue &egrave; capace di compensare <br /> meglio gli effetti neurodegenerativi della malattia di Alzheimer - spiega <br /> Daniela Perani - che il decadimento cognitivo e la demenza insorgeranno <br /> dopo, nonostante il progredire della malattia&raquo;.<br /> <br /> Ma quali sono i meccanismi di compensazione? Nello studio, i ricercatori <br /> mostrano che il cervello dei pazienti che parlano due lingue, rispetto a <br /> quello dei pazienti monolingui, presenta una maggiore attivit&agrave; metabolica <br /> nelle strutture cerebrali frontali - implicate in compiti cognitivi <br /> complessi - e una maggiore connettivit&agrave; in due importanti network che <br /> svolgono funzioni di controllo cognitivo ed esecutivo. Sarebbero anche <br /> questi meccanismi a garantire ai pazienti bilingue performance cognitive <br /> migliori, a fronte della perdita di strutture e funzioni cerebrali <br /> importanti. Attraverso un questionario costruito ad hoc, la ricerca dimostra <br /> che gli effetti positivi del bilinguismo dipendono anche dal livello di <br /> esposizione e di utilizzo delle due lingue. &laquo;Confrontando i risultati del <br /> questionario con quelli della PET e con la performance dei pazienti - spiega <br /> ancora Perani - si osserva che pi&ugrave; le due lingue sono utilizzate, maggiori <br /> sono gli effetti a livello cerebrale e migliore &egrave; la performance. Il punto <br /> non &egrave; quindi conoscere due lingue, ma usarle costantemente in maniera attiva <br /> e durante tutto l&rsquo;arco della vita. Questo dovrebbe suggerire alle politiche <br /> sociali degli interventi atti a promuovere e mantenere l&rsquo;uso delle lingue e <br /> altrettanto dei dialetti nella popolazione&raquo;.<br /> <br /> &laquo;Quando parliamo di riserva cognitiva ci riferiamo a un concetto <br /> psicologico, ovvero alla capacit&agrave; &ldquo;mentale&rdquo; che ci costruiamo facendo un <br /> certo tipo di vita, per esempio con un livello di cultura elevato, una <br /> professione intellettualmente stimolante - aggiunge la professoressa <br /> Perani -: se usi tanto la tua capacit&agrave; cognitiva ti assicuri una riserva <br /> maggiore. Diverso &egrave; il discorso della riserva cognitiva cerebrale, che &egrave; <br /> misurabile, come dimostriamo nello studio. Si tratta di modificazioni <br /> plastiche indotte nel cervello da vari aspetti favorenti, come possono <br /> essere appunto la cultura, l&rsquo;educazione o il bilinguismo. Sottolineo che i <br /> vantaggi del parlare due lingue come difesa dall&rsquo;Alzheimer, e anche da altre <br /> forme di demenza, sono assicurati al netto di altri fattori come livello <br /> culturale o socio-economico. Inoltre, il discorso vale anche per i dialetti: <br /> essere bilingui non significa necessariamente parlare italiano e inglese o <br /> italiano e tedesco (come i pazienti altoatesini da noi studiati), ma anche <br /> italiano e dialetto della zona di provenienza. Per questo sarebbe importante <br /> attuare iniziative di difesa delle &ldquo;parlate&rdquo; regionali, che invece si <br /> perdono&raquo;.<br /> <br /> Descrivendo ancora il suo lavoro, Perani aggiunge: &laquo;Ci siamo chiesti, come <br /> agisce questa comprovata riserva cerebrale negli anziani con Alzheimer? <br /> Serve a qualcosa? E la risposta &egrave; s&igrave;: quando insorge, la malattia comincia a <br /> &ldquo;consumare&rdquo; parti del cervello, ma nei bilingui c&rsquo;&egrave; appunto un&rsquo;ampia riserva <br /> che rallenta di anni la manifestazione della demenza. Questo &egrave; il motivo per <br /> cui il cervello dei bilingui appare pi&ugrave; danneggiato: l&rsquo;Alzheimer si &egrave; <br /> manifestato tardi rispetto al suo insorgere e dunque ha avuto tempo di <br /> rovinare ampie aree. C&rsquo;&egrave; poi il tema della compensazione: nei bilingui, le <br /> parti di cervello meno danneggiate dalla patologia attuano meccanismi <br /> compensatori per cui aumentano le connessioni relative alle funzioni di <br /> controllo ed esecutive, ovvero quelle superiori che distinguono gli esseri <br /> umani dagli animali. Anche questo rallenta il decorso della malattia. Tutto <br /> grazie al fatto che, parlando due lingue, si &egrave; costretti a uno switch <br /> continuo tra l&rsquo;una e l&rsquo;altra, e questo avviene - come detto - in modo <br /> indipendente rispetto alla cultura, educazione e livello sociale dell&rsquo;individuo&raquo;.<br /> <br /> 31 gennaio 2017<br /> <br /> <br /> <br /> P.S.: naturalmente vale anche nel caso di bilingui in LINGUA REGIONALE, <br /> anche se l'articolo fa finta di niente ;-)<br />  

Il thread:
da leggere Dragonòt 31/01 21:31
Chi parla due lingue è più prote tto dal morbo di Alzheimer
   da leggere Valerio Vanni 01/02 00:07
Re: Chi parla due lingue è più protetto dal morbo di Alzheimer
      da leggere Dragonòt 02/02 08:09
Re: Chi parla due lingue � pi� p rotetto dal morbo di Alzheimer
      da leggere Dragonòt 02/02 08:10
Re: Chi parla due lingue è più p rotetto dal morbo di Alzheimer
 

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