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  Inviato da: Marco Detto Buffer  Mostra tutti i messaggi di Marco Detto Buffer
Titolo: E' la Francia il vero "alato" dell’Euroz ona
Newsgroup: it-alt.discussioni.attualita
Data: 03/12/2013
Ora: 16:43:06
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  E&rsquo; la Francia il malato d&rsquo;Europa. Non l&rsquo;Italia, anche se l&rsquo;Italia ha <br /> debolezze strutturali particolarmente serie (che stanno alla base della <br /> perdita di competitivita&rsquo;), alle quali si aggiungono i rischi di <br /> instabilita&rsquo; politica. A tali fattori di incertezza per l&rsquo;Italia fa da <br /> contrappeso, pero&rsquo;, una situazione di bilancio &ldquo;sostenibile&rdquo; agli <br /> attuali livelli di rendimento dei titoli sovrani grazie al forte <br /> surplus primario. E&rsquo; questa la conclusione dell&rsquo;ultimo rapporto del <br /> Lisbon Council, &lsquo;think tank&rsquo; di Bruxelles, che va contro corrente sulla <br /> valutazione delle strategie tedesche: il surplus di parte corrente <br /> della Germania non &egrave; una scelta a danno dei paesi vicini e, in ogni <br /> caso, si sta normalizzando.<br /> Tre i punti critici della Francia, secondo gli economisti del Lisbon <br /> Council: e&rsquo; uno dei paesi in cui la spesa pubblica in rapporto al pil <br /> e&rsquo; piu&rsquo; elevata; conduce politiche eccessivamente orientate all&rsquo;interno <br /> con il risultato che la quota di esportazione continua a declinare; la <br /> competitivita&rsquo; e&rsquo; indebolita da un aumento eccessivo dei costi del <br /> lavoro e da norme restrittive che rendono &ldquo;piu&rsquo; difficile assumere e <br /> licenziare rispetto a qualsiasi altro paese dell&rsquo;Eurozona con <br /> l&rsquo;eccezione della Slovenia&rdquo;. Di piu&rsquo;: secondo il Lisbon Council in <br /> Francia pesa enormemente &ldquo;un&rsquo;avversione alle riforme e le sue politiche <br /> rappresentano un rischio per tutti&rdquo;.<br /> E&rsquo; una valutazione a tinte forti. Il commissario Olli Reh, pure non <br /> tenero con la Francia, non la sottoscrive pienamente. Richiesto di <br /> stabilire una gerarchia tra i paesi piu&rsquo; &ldquo;malati&rdquo; tenendo conto <br /> dell&rsquo;Italia, Rehn evita accuratamente la risposta invitando ad analisi <br /> piu&rsquo; articolate. L&rsquo;Italia, come la Francia, deve &ldquo;intensificare le <br /> riforme economiche&rdquo; per migliorare la competitivita&rsquo;, entrambi i paesi <br /> &ldquo;sono chiaramente indietro rispetto a quanto hanno fatto paesi come <br /> Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia&rdquo;.<br /> <br /> Fin qui niente di nuovo. Il quadro che emerge dal rapporto del <br /> Lisbon Council non e&rsquo; diverso dalle valutazioni di consenso (da quelle <br /> della Commissione europea a quelle del Fondo monetario o dell&rsquo;Ocse). <br /> Cio&rsquo; che colpisce &egrave; che gli sforzi di riforma e consolidamento dei <br /> paesi che non hanno avuto bisogno di essere &lsquo;salvati&rsquo; dall&rsquo;Eurozona e <br /> del Fmi vengono messi a confronto con il &lsquo;quartetto delle periferie&rsquo;: <br /> Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Senza gli aiuti finanziari <br /> esterni avrebbero fatto fallimento (forse con l&rsquo;unica eccezione della <br /> Spagna). &ldquo;Una delle ragioni principali perche&rsquo; adesso la Francia emerge <br /> come il vero problema dell&rsquo;Europa &egrave; che i paesi dell&rsquo;eurocrisi sono <br /> migliorati molto&rdquo;. Irlanda e Spagna stanno per salutare la Troika <br /> (&ldquo;Good bye Troika&rdquo;), il Portogallo li seguira&rsquo; nel 2014 (questa <br /> prospettiva al momento non e&rsquo; piu&rsquo; cosi&rsquo; certa), Cipro sarebbe <br /> addirittura in odore di un rilancio stile repubbliche baltiche. La <br /> Grecia sta peggio di tutti, ciononostante il suo bilancio primario <br /> quest&rsquo;anno sembra essere in equilibrio. Andando meglio l&rsquo;acciaccata <br /> periferia, risaltano piu&rsquo;chiari i difetti dei paesi che hanno <br /> traccheggiato. Non ci vuole un fine pensatore per arrivare a tali <br /> conclusioni. In ogni caso, non e&rsquo; il momento degli allarmi. Il quadro <br /> francese &egrave; chiaro: per quanto sia reale e criticabile l&rsquo;avversione <br /> francese alle riforme, il Lisbon Council non se la sente di alzare la <br /> temperatura: &ldquo;La Francia non e&rsquo; un ovvio candidato a una crisi <br /> finanziaria, la sua posizione di bilancio con un deficit di solo il 4% <br /> del pil e&rsquo; troppo forte e oltretutto gode di un&rsquo;implicita garanzia <br /> tedesca contro le turbolenze finanziarie&rdquo;.<br /> <br /> E anche il quadro italiano e&rsquo; abbastanza chiaro. L&rsquo;Italia &egrave; l&rsquo;Italia, <br /> con la sua politica turbolenta e i suoi sforzi di riforma un po&rsquo; poco <br /> convincenti&rdquo;, i progressi &ldquo;a macchia di leopardo&rdquo;, e&rsquo; scritto con amara <br /> sufficienza nel rapporto. Pero&rsquo; il Lisbon Council non puo&rsquo; fare a meno <br /> di riconoscere che la posizione di bilancio italiana &ldquo;e&rsquo; facilmente <br /> sostenibile&rdquo; a patto che gli spread restino dove sono. La situazione e&rsquo; <br /> difficile, non certo catastrofica.<br /> <br /> http://antoniopolliosalimbeni.blog.ilsole24ore.com/europa/2013/12/e-la-francia-il-vero-malato-delleurozona-ma-niente-allarmi.html<br /> <br /> -- <br /> http://www.drenchia.com<br /> http://www.niubbi.net<br /> http://www.drenchia.com/blog/MDB/  

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