Utenti collegati: 14 
 
it.cultura.storia
La storia, da antica a contemporanea

Indice messaggi | Invia un reply | Tutti i newsgroup | Cerca | Statistiche 



  Inviato da: Artamano  Mostra tutti i messaggi di Artamano
Titolo: Cefis ,l'uomo che Pasolini indicò come probabile mandante della morte di Mattei
Newsgroup: free.it.politica.destra, it.cultura.storia, it-alt.politica.lega-nord
Data: 23/07/2010
Ora: 23:13:07
Mostra headers
 
  <br /> <br /> <br /> <br /> http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7280<br /> RITRATTO DI UOMO IN.&quot;GRIGIO&quot;<br /> Postato il Gioved&igrave;, 22 luglio @ 17:10:00 CDT di davide DI HS<br /> comedonchisciotte.org<br /> <br /> Bisogna ammetterlo in assoluta tranquillit&agrave;: il complottismo portato all'eccesso <br /> e all'estremo non ha mai pagato e non pagher&agrave; mai, perch&eacute; tenta nella quasi <br /> totalit&agrave; dei casi a far &quot;entrare tutto&quot; in una grande congiura ideata e <br /> portata avanti, magari nei secoli dai secoli, da una tenebrosa e monolitica <br /> congrega che soggioga le masse naturalmente ignare ed imbelli cercando di <br /> conferire a quel &quot;tutto&quot; i crismi della plausibilit&agrave; e della <br /> verosimiglianza. A conti fatti il giochino non funziona e la macchina fatica <br /> ad avviarsi nonostante il &quot;complottismo&quot; si sia imposto all'attenzione anche <br /> del grande pubblico - vedi il caso letterario di Dan Brown - semplicemente <br /> perch&eacute; quel &quot;tutto&quot; rifiuta di adeguarsi alla pura e semplice realt&agrave;. <br /> Sicuramente il mondo - e quando pensiamo al mondo abbiamo in mente l'Occidente <br /> ossia gli USA, l'Europa e parte dell'Estremo Oriente asiatico - &egrave; stato <br /> sottoposto a processi determinati dallo sviluppo capitalistico e <br /> neocapitalistico che hanno diffuso anche diffuso l'attuale (sub)cultura <br /> appropriativa, materialista, individualista, consumista ed edonista. Per <br /> inferire l'azione di un pugno di potenti in associazione fra loro ce ne <br /> corre !<br /> <br /> Se c'&egrave; qualcosa di fondamentale che abbiamo appreso da codesto nostro <br /> piccolo universo materialistico e speculativo &egrave; che il Potere gioca a <br /> fottersi. Mi spiego meglio: indirizzate la vostra mente e i vostri pensieri <br /> verso l'economia, l'imprenditoria, la finanza, la politica, le grandi <br /> istituzioni nazionali ed internazionali, i corpi militari, la cultura, l'informazione, <br /> i media, il giornalismo e anche verso quel grande circo virtuale allestito <br /> dal mondo dello spettacolo - almeno in quegli ambiti che veramente contano - <br /> e vi accorgerete che la realt&agrave; &egrave; molto ma molto banale. Siamo al cospetto di <br /> uomini spesso tanto troppo minuscoli ma ambiziosi e meschini, disposti a <br /> tutto e prima di tutto alla prostituzione morale ed intellettuale, <br /> disponibili a qualsiasi avventura che a loro giovi e che, potenzialmente, <br /> sono &quot;avversari di tutti&quot; e specialmente ostili fra loro per il potere, per <br /> il denaro e per interesse. Le amicizie sono alleanze spesso, molto spesso, <br /> aleatorie e dettate dalla contingenza.<br /> Certo, i club del potenti, dei ricchi, degli abbienti, di quelli che contano <br /> insomma, sono esclusivi e negano l'accesso alle moltitudini. Tali erano e <br /> sono sempre stati - per citare i casi pi&ugrave; clamorosi e citati - la CFR, il <br /> Bildenberg, la Trilateral, l'Aspen, il club Roma, la loggia P2, ecc.<br /> L'autentica e genuina certezza che dovrebbe guidare i nostri argomenti &egrave; <br /> quella di essere fuori dai giochi di potere che decidono anche del nostro <br /> destino, giochi che costano lacrime e sangue agli stessi giocatori, come la <br /> Storia non ha mancato di ribadirci. La socratica consapevolezza di &quot;non <br /> sapere&quot; e, perci&ograve;, di essere (quasi) mondi o mondati dai pregiudizi che, <br /> invece, spesso guidano le ricostruzioni storiche e cronachistiche fornisce <br /> il potente stimolo di ricercarla, quella Verit&agrave;, e di non stancarsi mai. <br /> Occorre montare pezzo per pezzo quel Contesto in modo da poter inserirvi gli <br /> attori della rappresentazione e farli muovere come soggetti dotati di senso. <br /> Purtroppo oggi mancano intellettuali, autori e uomini di cultura in grado di <br /> poter realizzare operazioni del genere superando da un lato la soglia del <br /> Pregiudizio e dall'altro quella del Vuoto spesso immerso nella marea di <br /> parole inutili o incomprensibili. E' questo l'autentico intellettuale: un <br /> uomo che, oltrepassando i confini stessi della sua estrazione culturale <br /> nella ricerca, riesce a proporre una visione lucida e complessiva delle <br /> cose.<br /> A tale proposito altri non mi viene in mente se non il poeta, scrittore, <br /> saggista e regista Pier Paolo Pasolini come intellettuale votato alla <br /> ricerca ed alla narrazione della Realt&agrave;. Terribilmente profetiche le pagine <br /> sulla transizione italiana (e occidentale) dalla modernit&agrave; alla <br /> postmodernit&agrave; neocapitalista ed edonista, di un'attualit&agrave; sconcertante <br /> quelle sulla crisi della politica, singolari e naturalmente scomode le <br /> parole versate sugli &quot;opposti estremismi&quot; e sulla loro sostanziale <br /> insincerit&agrave; in contesto neocapitalistico che tutto fagocita e al, contempo, <br /> su una giovent&ugrave; allo sbando, carnefice e vittima, preda delle mille <br /> manifestazioni della violenza e articolo in vendita di una societ&agrave; che gi&agrave; <br /> si identificava con il Mercato. Il crudele e censurato &quot;film- testamento&quot; <br /> del grande regista friulano &quot;Sal&ograve;&quot;venne girato per condensare questo lucido <br /> e potente pessimismo senza sconti per nessuno. Anche per questo la sua <br /> visione &egrave; sconsigliabile.<br /> <br /> Come, cari lettori, ben sapete, il cuore di Pasolini si arrest&ograve; il 2 <br /> novembre 1975. Il suo corpo martoriato, seviziato, violato e quasi esposto <br /> al ludibrio venne rinvenuto nelle vicinanze del Lido di Ostia. Si insinu&ograve; e <br /> si accredit&ograve; la versione del regolamento di conti nell'ambiente dei &quot;froci&quot;, <br /> delle marchette e della prostituzione minorile anche per poter meglio <br /> infangare la memoria del lavoro dell'artista e dell'intellettuale Pasolini. <br /> Sostanzialmente solo la cerchia di amici del poeta - l'attrice e cantante <br /> Laura Betti, il collaboratore Sergio Citti e pochi altri - si sono battuti <br /> perch&eacute; una verit&agrave; diversa venisse a galla. Poteva il solo e fragile <br /> diciassettenne Pelosi ridurre in quello stato il corpo di un uomo maturo ? <br /> Pi&ugrave; verosimile l'ipotesi di una spedizione punitiva di elementi provenienti <br /> dal mondo del neofascismo romano e della malavita comune per dare una <br /> lezione a un &quot;frocio comunista&quot; avanzata tra gli altri dal politologo <br /> Giorgio Galli. Insomma una spedizione punitiva sullo stile dello stupro <br /> subito dalla moglie del premio Nobel Dario Fo, Franca Rame, ma degenerata in <br /> tragedia. Si fa strada, per&ograve;, con il passare degli anni la tesi pi&ugrave; <br /> inquietante: Pasolini sarebbe stato ucciso per quel che aveva scritto sulla <br /> stagione di stragi e violenze, per quel suo ultimo e misterioso romanzo <br /> &quot;Petrolio&quot; che prometteva rivelazioni scottanti sulla pi&ugrave; recente storia d'Italia, <br /> insomma per quella che dovrebbe essere l'attivit&agrave; di un intellettuale <br /> autentico e non supino di fronte al Potere o a ragioni di parte.<br /> <br /> L'ultimo intellettuale del nostro paese - di razza e marginale sotto alcuni <br /> punti di vista - &egrave; stato barbaramente assassinato !<br /> <br /> Vien da sorridere, ma recentemente il nome di Pasolini si &egrave; o &egrave; stato <br /> accostato a quello del senatore forzista Marcello Dell'Utri, uno dei pezzi <br /> da novanta della Mediaset berlusconiana. Stimato uomo di cultura e accanito <br /> bibliofilo, Dell'Utri non ha potuto godersi la sua fetta di prestigio e di <br /> potere in santa pace in tutti questi anni a causa dell'inchiesta giudiziaria <br /> palermitana sui suoi &quot;trascorsi&quot; mafiosi. In effetti fa ancora una certa <br /> impressione l'intervista concessa dal povero giudice Borsellino ai <br /> giornalisti francesi e recentemente fatta pubblicare in DVD dal &quot;Fatto <br /> Quotidiano&quot; ! Si aggiunga che negli ultimi due anni il paese &egrave; stato <br /> investito da una serie di scandali che hanno dato avvio ad altrettante <br /> inchieste giudiziarie e che coinvolgono soprattutto personalit&agrave; di rilievo <br /> di questa maggioranza capitanata dalla PDL berlusconiana o a imprenditori e <br /> uomini d'affari ad essa contigui (si pensi solo allo scandalo della <br /> Protezione Civile all'Aquila ben documentato dal film della Guzzanti <br /> &quot;Draquila&quot;). E' in tale situazione che il nostro senatore fa un notevole <br /> salto indietro nel tempo - una quarantina d'anni circa - riportandoci agli <br /> anni in cui l'intellettuale Pasolini agevol&ograve; la sua condanna a morte per la <br /> sua frenetica ed incessante attivit&agrave; giornalistica ed il suo impegno civile <br /> per la Verit&agrave;. Che fa il bel Marcello ? Annuncia il ritrovamento del <br /> misterioso ed oscuro capitolo del romanzo &quot;Petrolio&quot; intitolato &quot;Lampi sull'ENI&quot; <br /> nel quale si accusa piuttosto esplicitamente l'ex vice di Enrico Mattei e <br /> poi successore alla guida dell'ENI Eugenio Cefis di aver causato la morte <br /> del fondatore dell'ente energetico pubblico simulando il famoso incidente <br /> aereo.<br /> Nell'attuale fase della convulsa e disturbante politica italiana &egrave; <br /> sicuramente in atto un conflitto o una serie di scontri di potere <br /> finalizzati , probabilmente, destinati a sconvolgere gli attuali equilibri <br /> ed assetti nel lungo periodo (Berlusconi versus Fini; D'Alema versus <br /> Veltroni; Casini e Rutelli &quot;in mezzo&quot;) su cui, tuttavia, non vogliamo <br /> addentrarci perch&eacute; ci porterebbero lontano dalla nostra narrazione. Ritengo, <br /> invece, che la rivelazione di Dell'Utri sia di estremo interesse e non <br /> perch&eacute; io creda che egli sia effettivamente in possesso di quelle famose <br /> pagine che possono avere tracciato il tragico destino di Pasolini. La <br /> sortita del bel Marcello &egrave; un bluff, una bufala come lo fu a suo tempo la <br /> notizia del ritrovamento dei diari di Mussolini. Il comportamento di Dell'Utri <br /> si comprende, invece, proprio in quella logica e in quel costume mafioso e <br /> paramafioso che non &egrave; appannaggio esclusivo di Cosa Nostra ma patrimonio <br /> della politica e pi&ugrave; in generale del mondo del Potere, soprattutto, qui in <br /> Italia. Il dizionario di quel Potere &egrave; fatto da messaggi apparentemente <br /> criptici e di allusioni. Con il caso dei &quot;Diari di Mussolini&quot; Dell'Utri - <br /> probabilmente su input dello stesso Berlusconi - ha voluto gettare un ponte <br /> verso la destra pi&ugrave; estrema anche per poter mettere in difficolt&agrave; il <br /> postfascista ed attuale &quot;neoconservatore&quot;Gianfranco Fini.<br /> Se, allora, Dell'Utri ha annunciato il bluff del capitolo &quot;Lampi sull'ENI&quot; <br /> non &egrave; per amore di verit&agrave; o di cultura, ma , assai pi&ugrave; probabilmente, per <br /> lanciare un avvertimento in stile mafioso.<br /> Chi ha seguito le vicende giudiziarie dell'incidente aereo di Bascap&egrave; in cui <br /> per&igrave; Enrico Mattei si ricorder&agrave; che era stata abbracciata la tesi di un'esecuzione <br /> del sabotaggio affidata alla mafia catanese dei Calderone e Di Cristina <br /> grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Infatti l'aereo <br /> privato del presidente dell'ENI era partito da Catania. La domanda che a me <br /> sorge spontanea &egrave; la seguente: se Dell'Utri non &egrave; effettivamente in possesso <br /> delle pagine mancanti del libro di Pasolini come pu&ograve; aver alluso alla morte <br /> del Presidente Mattei ?<br /> Accertato che, nel migliore dei casi, Dell'Utri ha anche frequentato mafiosi <br /> di grosso calibro, non &egrave; forse possibile che, fra costoro, qualcuno gli <br /> abbia passato la preziosa informazione circa le responsabilit&agrave; su quel <br /> cadavere che pesa nella storia della Repubblica in quanto anche Cosa Nostra <br /> &egrave; implicata e soprattutto a livello di esecuzione ? Perch&eacute; riesumare una <br /> storia che ha quaranta - cinquant'anni - in questo momento ? Quali <br /> cointeressenze c'erano dietro la morte di Mattei ? Chi erano i mandanti ? <br /> Naturalmente, se questa &egrave; l'autentica linea di condotta del senatore Dell'Utri, <br /> non ci si pu&ograve; aspettare che finalmente venga fatta chiarezza su taluni <br /> grandi Misteri della storia italiana pi&ugrave; o meno recente. L'unico intento &egrave; <br /> quello di lanciare messaggi a determinati ambienti.<br /> Potere che ricatta e dialoga con il Potere.<br /> <br /> C'&egrave; una grande fotografia in ogni bel Palazzo che si rispetti.<br /> <br /> Nella fotografia che mi immagino c'&egrave; una manciata di individui sorridenti, <br /> fieri di s&eacute;, tronfi nelle sicurezze garantite dall'enorme successo (e <br /> ricchezza) che la vita ha concesso loro.<br /> <br /> A prezzo di sudore, lacrime e sangue.<br /> <br /> Gruppo di famiglia in un Inferno tragicamente e ostentatamente umano.<br /> <br /> In quella fotografia mi immagino i volti di Agnelli, De Benedetti, Gardini, <br /> l'immancabile Berlusconi - sempre molto attento alla sua &quot;visibilit&agrave;&quot;-, <br /> Cuccia e - perch&eacute; no ? - anche un Michele Sindona tanto dileggiato da morto <br /> per le sue amicizie ed alleanze massoniche e mafiose quanto apprezzato in <br /> vita da importanti autorit&agrave; e personalit&agrave; americane ed italiane.<br /> <br /> Sono quei pochi esponenti della grande imprenditoria e della grande finanza <br /> che possono permettersi di guardare la politica e i politici dall'alto al <br /> basso. In fondo, anche da politico e uomo di governo, Berlusconi, uomo <br /> certamente poco incline al compromesso, ha costantemente tenuto questo <br /> atteggiamento.<br /> <br /> Ci sono pochi altri. Veramente pochi.<br /> <br /> Ci sono esponenti della massoneria nazionale ed internazionale che &egrave; come la <br /> RAI e contiene tutto e di pi&ugrave;.<br /> <br /> Sono presenti i veri boss delle organizzazioni mafiose nazionali ed <br /> internazionali.<br /> <br /> Spiccano alcune personalit&agrave; internazionali.<br /> <br /> Qualcuno non c'&egrave; pi&ugrave;, ma &egrave; meglio tacerne la dipartita.<br /> <br /> Qualcun altro si gode la pensione e qualcuno ancora gioca coi soldatini.<br /> <br /> Nonostante qualcuno lo neghi in quella foto &egrave; visibile il volto gioviale del <br /> Presidente dell'ENI Enrico Mattei.<br /> <br /> Pi&ugrave; defilato, si possono scorgere anche i lineamenti dell'uomo che lo <br /> affianca.<br /> <br /> Quell'uomo, compagno d'arme nella Resistenza di Mattei, &egrave; Eugenio Cefis.<br /> <br /> E' il ritratto di un uomo in &quot;grigio&quot;.<br /> <br /> Ma come avviene l'&quot;incontro&quot; a distanza fra un intellettuale come Pier Paolo <br /> Pasolini e un'eminenza (grigia) come Eugenio Cefis ? Sappiamo che negli <br /> ultimi anni della sua vita, nei terribili anni Settanta, quando si dedic&ograve; <br /> anima e corpo ai famosi e indimenticabili &quot;Scritti Corsari&quot; sul Corriere <br /> della Sera diretto da Piero Ottone, il vitalismo disperato dello scrittore <br /> era mutato in pura disperazione. Figlio intimamente adottivo di una cultura <br /> agreste e antica, dotato di finissima sensibilit&agrave; e di ottimo spirito di <br /> osservazione, Pasolini scriveva di un paesaggio - quello italiano - che si <br /> stava trasformando repentinamente e in maniera devastante producendo effetti <br /> disastrosi su una cultura ormai soppiantata dalla (sotto)cultura urbana. Fra <br /> la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta si impone quella <br /> &quot;rivoluzione antropologica&quot; all'insegna del piacere e dei consumi che <br /> etichetta come &quot;nuovo fascismo&quot; totalizzante e &quot;americanizzante&quot;. Ma che <br /> rapporto si pu&ograve; instaurare fra questa mutazione dettata dai tempi del <br /> neocapitalismo consumista e la cosiddetta &quot;strategia della tensione&quot; su cui <br /> Pasolini ha condotto una riflessione lucida e puntuale quanto singolare - si <br /> legga a tal proposito e con attenzione &quot;Il romanzo delle stragi&quot; - ? La <br /> sensazione che si ricava dalla lettura degli articoli sul Corriere &egrave; che in <br /> buona misura la stagione dei golpes, delle stragi, del terrorismo e della <br /> violenza diffusa sia stata voluta da potentati economici e politici - <br /> nazionali ed internazionali - per far digerire agli italiani il nuovo corso <br /> in atto. Da societ&agrave; agreste e fondata soprattutto su un tessuto di imprese <br /> artigiane alla societ&agrave; postmoderna, terziaria, dello spettacolo e del <br /> divertimento imperanti; da comunit&agrave; ancora attraversata da differenze <br /> culturali di classe alla massa &quot;liquida&quot; e immersa in un indifferenziato <br /> ceto medio dalle spiccate tendenze individualiste; dall'identit&agrave; nazionale <br /> forgiata con il contributo delle varie ideologie politiche e della fede <br /> religiosa alla preoccupante mancanza di valori connessa ai meccanismi e agli <br /> imperativi del Mercato, ecc. Sviluppando la riflessione e l'argomento della <br /> violenza &quot;politica&quot; il poeta conclude che non &egrave; effettivamente tale. Al di <br /> l&agrave; delle comode etichette &quot;rosse&quot; o &quot;nere&quot; quei giovani che sono coinvolti <br /> negli episodi pi&ugrave; gravi ed esecrabili di quegli anni - compresi quelli di <br /> semplice delinquenza comune e teppismo - , possiedono un'identit&agrave; molto <br /> labile e sono soprattutto i figli della nuova societ&agrave; dei Mercati e dei <br /> consumi. Ricchezza, possesso, volont&agrave; di potenza e il piacere nelle sue <br /> varie forme sono le reali molle che farebbero scattare la brutalit&agrave;. Se ne <br /> deduce tranquillamente che quei giovani - ma mi verrebbe da aggiungere i <br /> giovani in genere e in tutti i tempi e luoghi - sono facilmente manipolabili <br /> e strumentalizzabili da chi veramente conosce e soddisfa le esigenze del <br /> Potere. Non manca il fanatismo e non fa difetto l'esaltazione ideologica, <br /> ma, al di l&agrave; degli slogan e delle parole, il Potere pu&ograve; usare gli &quot;opposti <br /> estremismi&quot; e la carica di violenza giovanile proprio per la debole identit&agrave; <br /> di tali soggetti. Pasolini allude chiaramente ad una fase iniziale - avviata <br /> alla fine degli anni Sessanta - in cui la &quot;strategia della tensione&quot; &egrave; <br /> funzionale alla &quot;crociata anticomunista&quot; e contro le sinistre e ad una <br /> successiva nella quale, invece, viene praticata la &quot;crociata antifascista&quot; <br /> anche per liberarsi di scomodi compagni - pardon camerati ! - di viaggio. Si <br /> comprende che, sostanzialmente, quegli &quot;opposti estremismi&quot; non <br /> rappresentavano dei pericoli concreti e reali per i Poteri che contano, ma <br /> degli utili spauracchi da agitare per rendere pi&ugrave; agevole la trasformazione <br /> antropologica di cui sopra e l'affermazione completa del Mercato.<br /> Ma quali erano, quali sono i Poteri che contano ?<br /> Non certo la DC con i suoi uomini che sopravvivono a loro stessi e sono un <br /> comodo paravento.<br /> Se i democristiani sono colpevoli e, in quanto tali, processabili da un <br /> tribunale &quot;simbolico&quot;, gli si pu&ograve; imputare quel malgoverno e quella <br /> corruzione che hanno fatto deragliare l'Italia in questa delicata fase. I <br /> maggiori esponenti di governo democristiani - i vari Andreotti, Fanfani, <br /> Rumor, Taviani, ecc. - conoscono parecchi particolari della &quot;strategia della <br /> tensione&quot;, ma non sono i mandanti di &quot;alto livello&quot;. Essi hanno soprattutto <br /> coperto, depistato e insabbiato grazie alla Magistratura e ai servizi <br /> segreti impedendo l'accertamento della Verit&agrave;.<br /> Il Potere risiede altrove, in uomini pi&ugrave; moderni e spregiudicati e si <br /> comprende come Pasolini pensasse soprattutto a forze e soggetti economici e <br /> finanziari. Senza timore parla di &quot;Potere Invisibile&quot;, non perch&eacute; ritenesse <br /> che ci si trovasse al cospetto di dinamiche &quot;impersonali&quot;, del &quot;potere delle <br /> cose&quot; (si pensi alla TV). In realt&agrave; Pasolini voleva riempire quel vuoto di <br /> informazioni e qualche nome lo conosceva.<br /> Per quel che concerne la &quot;strategia della tensione&quot; la sua attenzione era <br /> rivolta a quegli ambienti scaturiti dalla Resistenza &quot;bianca&quot; antifascista <br /> ma anche anticomunista e, perci&ograve;, nella posizione ideale e privilegiata di <br /> poter controllare e utilizzare gli &quot;opposti estremismi&quot;, i &quot;rossi&quot; e i <br /> &quot;neri&quot;.<br /> Il romanzo mai scritto di Pasolini - &quot;Petrolio&quot; - insiste parecchio su <br /> questo aspetto, ma i riferimenti non alludono ai vari Sogno, Pacciardi o <br /> Fumagalli, tutta gente con un passato nelle Resistenza antifascista ma anche <br /> con forti venature anticomuniste- filoamericana e filoinglese - e ancora <br /> sulla cresta dell'onda negli anni Settanta perch&eacute; impegnata nelle varie <br /> &quot;crociate&quot;. Il &quot;Petrolio&quot; romanzato da Pasolini &egrave; quello dell'ENI e dei due <br /> protagonisti - Bonocore e Troya - che altri non sono se non le due figure <br /> che hanno fatto la storia dell'ente petrolifero, Enrico Mattei ed Eugenio <br /> Cefis, compagni nella stessa brigata partigiana operante in Lombardia, <br /> quella cattolica e repubblicana di Alfredo di Dio. Dal punto della <br /> documentazione storica &egrave; riconosciuto il grande ruolo nella Resistenza <br /> sostenuto dal futuro Presidente dell'Eni Enrico Mattei, vero e proprio capo <br /> militare delle formazioni cattoliche del CLN. Animatore assieme ad Aldo Moro <br /> e a Paolo Emilio Taviani della FVL - Federazione Volontari della Libert&agrave; - <br /> che raccoglieva i partigiani anticomunisti, quelli che, per ovvie <br /> motivazioni politiche, non potevano aderire alla &quot;sinistrorsa&quot; ANPI. Se <br /> risulta piuttosto arduo ritenere che Mattei fosse fra i promotori della <br /> GLADIO, la cellula italiana della STAY BEHIND, la rete paramilitare filo <br /> atlantica allestita dagli Alleati americani ed inglesi per contrastare i <br /> comunisti sovietici, &egrave; tuttavia innegabile come dalla FVL venissero <br /> reclutati parecchi &quot;gladiatori&quot;.<br /> Lo stesso Mattei si giover&agrave; della collaborazione di molti ex compagni della <br /> Resistenza per intraprendere l'avventura dell'ENI fra cui lo spregiudicato <br /> Cefis. Pasolini ravvisa sostanziali differenze fra i due uomini come <br /> dimostrano i due cognomi affibbiati ai protagonisti del romanzo &quot;in <br /> formazione&quot;. Ci sono pochi dubbi: lo scrittore giudicava Cefis - <br /> spregiudicatamente filoamericano - responsabile di comportamenti <br /> &quot;doppiogiochisti&quot; e di aver provocato la morte del comandante di Dio durante <br /> la Guerra. Costretto alle dimissioni dalla carica di vicepresidente dell'ENI <br /> da Mattei per aver scartabellato nei documenti riservati del Presidente, &egrave; <br /> il maggior beneficiario della morte &quot;accidentale&quot; del Presidente dell'ente <br /> perch&eacute; sar&agrave; proprio lui ad esserne designato il successore. Mettendo in <br /> rapporto l'incidente di Bascap&egrave; con la &quot;strategia della tensione&quot;, Pasolini <br /> identificava in Cefis come uno di quegli esponenti di quel Potere Invisibile <br /> responsabile di aver finanziato e foraggiato gli autori delle stragi.<br /> Non c'&egrave; da stupirsi se l'ultimo Pasolini - quello che finir&agrave; martirizzato e <br /> non letteralmente - si era sostanzialmente inchinato al nichilismo, alla <br /> convinzione che nella realt&agrave; contemporanea merce, potere e ricchezza <br /> avessero piegato e spazzato via qualsiasi residuo valoriale nonostante l'avvicinamento <br /> al partito dei radicali pannelliani, formazione non priva di ambiguit&agrave; e, <br /> dopotutto, non molto affine alla sensibilit&agrave; pasoliniana, ma che poteva <br /> contare sull'appoggio di parecchi intellettuali provenienti dalla sinistra <br /> confortati dalla non compromissione di Pannella &amp; c. con il regime e con i <br /> poteri forti.<br /> Trasuda amarezza e sofferenza pi&ugrave; che indignazione rabbiosa, la prosa degli <br /> &quot;Scritti Corsari&quot;: vi si condanna senza appello quel neofascismo postmoderno <br /> che, oltre ad istigare ignari giovani allo squadrismo e al teppismo, li <br /> rende complici di efferati attentati dinamitardi; i figli del Sessantotto e <br /> i militanti dei movimenti della sinistra extraparlamentare vengono bollati <br /> come rampolli di una borghesia piccola piccola intenta a diffondere nuove <br /> forme di intolleranza e di violenza nonostante la collaborazione con Lotta <br /> Continua per la realizzazione di un documentario sul caso della morte dell'anarchico <br /> Pinelli; viene denunciata tutta la inconsapevole - ma fino a che punto ? - <br /> ignoranza, il conformismo e il &quot;fascismo&quot; degli intellettuali e dei <br /> giornalisti, antifascisti spesso pi&ugrave; per convenienza che per convinzione; <br /> non sono lesinate le parole di fuoco nei confronti di una Chiesa ancora <br /> arroccata nella convinta difesa della propria superiorit&agrave; pedagogica e <br /> morale; ecc.<br /> Immaginiamo con quale ferocia questo provocatorio testimone della sua e <br /> della nostra epoca avrebbe potuto scrivere di quel Potere non pi&ugrave; tanto <br /> invisibile a cui anche Cefis fa riferimento.<br /> <br /> La sua ricerca, tuttavia, si &egrave; crudelmente e prematuramente interrotta.<br /> <br /> Quel 2 novembre 1975 ad Ostia.<br /> <br /> Perch&eacute; Pasolini focalizz&ograve; la sua attenzione su un uomo tanto potente e <br /> discusso come Eugenio Cefis, magnate del settore petrolchimico prima con la <br /> presidenza ENI e poi con il gigante del polo privato Montedison dal 1971 ? <br /> Da quale fonte attinse le sue informazioni ?<br /> <br /> Nel 1972 usc&igrave; un curioso pamphlet intitolato &quot;Questo &egrave; Cefis. L'altra faccia <br /> dell'onorato presidente&quot; redatto da Giorgio Steimetz alias Corrado <br /> Ragozzino, giornalista che dirigeva l'agenzia AMI. Date le premesse gi&agrave; <br /> presenti nel titolo, il libercolo fu presto ritirato dalla circolazione, ma <br /> Elvio Facchinelli, redattore del periodico &quot;L'erba&quot;, riesce a mandare le <br /> fotocopie a Pasolini.<br /> Il testo &egrave; ben documentato e vi pu&ograve; trovare la ricostruzione del reticolo di <br /> societ&agrave; di &quot;comodo&quot;, di scatole cinesi che fanno parte dell'impero di Cefis <br /> e che vengono &quot;copiate&quot; nella traccia del romanzo &quot;Petrolio&quot;. In questo <br /> frangente si pu&ograve; solo dare atto di come, probabilmente unico fra gli <br /> intellettuali, Pasolini fosse nella posizione di assistere in diretta alle <br /> dinamiche e anche alle lotte intestine all'interno del mondo del Potere <br /> economico - finanziario - politico che conta. Potendo fare affidamento sul <br /> tempo e sulla sua capacit&agrave; di eliminare le scorie depositate dai pregiudizi <br /> e dell'oggettiva difficolt&agrave; di interpretare un'attualit&agrave; sfuggente e <br /> complessa, ci si chiede oggi se per caso il poeta ed intellettuale polemista <br /> friulano non fosse rimasto intrappolato in una rete, non fosse incappato in <br /> una dei tanti conflitti fra potentati, congreghe e lobbies che tormentano il <br /> nostro paese e non solo. L'interesse di Pasolini per le dinamiche della <br /> &quot;strategia della tensione&quot; e per la violenza politica in Italia doveva <br /> essere ben nota a certi ambienti e, d'altronde, doveva essere pure stato <br /> tenuto sotto sorveglianza piuttosto stretta da qualche organismo riservato <br /> considerata la &quot;pericolosit&agrave; sociale di un tale soggetto (comunista e <br /> omosessuale)&quot;. A conti fatti e soppesando vantaggi e svantaggi, poteva <br /> risultare conveniente sparare qualche cartuccia su Cefis utilizzando un <br /> intellettuale noto e provocatorio come Pasolini purtroppo che affidarsi <br /> direttamente a pubblicazioni &quot;scandalistiche&quot; che potevano facilmente far <br /> risalire alla mano dei servizi segreti o di qualche gruppo di potere <br /> politico o economico. Non dimentichiamo che qualche anno prima, celandosi <br /> dietro lo pseudonimo Alessandro Previdi, il giornalista Fulvio Bellini aveva <br /> pubblicato &quot;L'assassinio di Enrico Mattei&quot; avanzando l'ipotesi dell'attentato <br /> nei confronti del presidente dell'ENI e, quindi, dando anche la stura ai <br /> sospetti nei confronti di Cefis. La figura del Bellini &egrave; molto interessante <br /> per il suo passato da partigiano &quot;rosso&quot; , come tale, in contatto con le <br /> SAS, il servizio segreto inglese durante la Resistenza. A suo dire, il <br /> giornalista ex comunista avrebbe mantenuto i contatti con i servizi inglesi <br /> da cui avrebbe ricevuto numerose e circostanziate informazioni sulla <br /> situazione politica italiana. E' ormai noto agli addetti lavori come Bellini <br /> fosse a conoscenza dei delicati retroscena politici della strage di piazza <br /> Fontana e della &quot;strategia della tensione&quot; riversati in un'altra <br /> pubblicazione. Ma Bellini scriveva anche sul giornale Candido diretto dal <br /> missino e simpatizzante delle idee pacciardiane Giorgio Pisan&ograve;, , reduce <br /> della Repubblica di Sal&ograve; e fiduciario dell'organismo segreto Anello creato <br /> fin dal Dopoguerra per combattere il comunismo nel nuovo clima d Guerra <br /> Fredda e composto da ex fascisti, ex badogliani e personaggi del sottobosco <br /> criminale. Questo organismo &egrave; sempre stato alle dipendenze della Presidenza <br /> del Consiglio all'insaputa del Parlamento, ma pare che l'unico politico in <br /> grado di reggerne le fila fino al suo scioglimento fosse stato l'onorevole <br /> Giulio Andreotti. Inoltre Pisan&ograve; conosceva Licio Gelli - altro personaggio <br /> in odore di servizi segreti, massoneria e poteri criminali - fin dalla <br /> comune militanza nella Repubblica di Sal&ograve;. Ebbene Pisan&ograve; &egrave; stato il primo ad <br /> insinuare in un articolo il dubbio che Mattei fosse stato assassinato. Sia <br /> il Bellini che il Pisan&ograve; rimandano, quindi, al tenebroso mondo dei servizi <br /> segreti, ma per quale motivo si dedicarono a questa campagna di stampa ? <br /> Dovendo dare una risposta si potrebbe concludere che i vari attacchi sono <br /> stati suggeriti e predisposti da Graziano Verzotto, gi&agrave; collaboratore di <br /> Mattei, discusso esponente DC e Presidente dell'EMS, Ente Minerario <br /> Siciliano, nemico giurato e concorrente di Cefis. Quel che &egrave; certo &egrave; che con <br /> &quot;Petrolio&quot; Pasolini si rif&agrave; per buona parte al pamphlet di <br /> Steimetz/Ragozzino e che quest'ultimo ripete le accuse mosse da Verzotto a <br /> Cefis. In aggiunta Verzotto &egrave; stato intervistato pi&ugrave; volte dal giornalista <br /> Mauro De Mauro dell'Ora di Palermo sugli spostamenti siciliani di Mattei nei <br /> due giorni precedenti all'incidente a Bascap&egrave;. De Mauro era stato contattato <br /> dal collega di Pasolini, il regista Francesco Rosi che voleva realizzare un <br /> film su Enrico Mattei e sul mistero della sua morte. &quot;Il caso Mattei&quot; che si <br /> far&agrave; ammirare anche per la gigantesca performance di Gian Maria Volont&egrave; <br /> uscir&agrave; nel 1972 insinuando per la prima volta nel grande pubblico il dubbio <br /> che l'incidente di Bascap&egrave; non fosse proprio un evento cos&igrave; casuale e <br /> accidentale. Quanto al solerte e dinamico giornalista dell'Ora, scomparir&agrave; <br /> la sera del 16 settembre 1970 per non fare mai ritorno a casa.<br /> Secondo vari collaboratori di giustizia di Cosa Nostra siciliana - Buscetta, <br /> Calderone e Di Carlo - De Mauro &egrave; stato rapito, seviziato e assassinato da <br /> sicari mafiosi che volevano appurare quanto egli sapesse sulle fasi <br /> preparatorie del cosiddetto golpe Borghese. Mauro De Mauro - fratello del <br /> noto linguista Tullio De Mauro - aveva fatto la guerra nel corpo della X Mas <br /> e provava una sorta di ammirazione nei confronti del suo comandante Junio <br /> Valerio Borghese, colui che si apprestava a realizzare un colpo di stato. <br /> Pare che, grazie alla sua militanza pregressa, De Mauro fosse riuscito a <br /> inserirsi nell'ambiente degli ex commilitoni riuscendo a carpire preziose <br /> informazioni sul futuro golpe. Ma quanto egli sapeva in realt&agrave; ? Sulla base <br /> delle varie fonti documentali oggi noi possiamo stabilire con un minimo di <br /> margine di dubbio che il comandante Junio Valerio Borghese godeva dell'appoggio <br /> di esponenti della massoneria, nonch&eacute; dell'Amministrazione americana del <br /> repubblicano Nixon e di alcune autorit&agrave; italiane. Inoltre Borghese aveva <br /> contattato alcuni boss di Cosa Nostra siciliana e della ndrangheta calabrese <br /> per il necessario supporto &quot;militare&quot;. In cambio della riuscita dell'operazione <br /> sarebbe stata concessa l'amnistia per i reati commessi. Nei mesi precedenti <br /> all'operazione &quot;Tora Tora&quot; scoppi&ograve; la rivolta di Reggio Calabria nella quale <br /> si inserirono l'ndrangheta, gli uomini del Fronte Nazionale di Borghese e di <br /> altre organizzazioni neofasciste mentre, secondo la testimonianza di <br /> Buscetta davanti alla Commissione Antimafia Cosa Nostra collabor&ograve; <br /> attivamente alla riuscita del golpe fornendo la manovalanza per gli <br /> attentati dinamitardi che dovevano prepararlo. Il resto della storia del <br /> golpe Borghese, con i suoi buchi neri e i lati oscuri ancora da sondare, &egrave; <br /> storia.<br /> Ma allora Mauro De Mauro &egrave; stato assassinato per quel che avrebbe potuto <br /> rivelare sulla morte del Presidente dell'ENI o per quel che poteva <br /> anticipare sulla preparazione del golpe del suo ex comandante ? Difficile <br /> trarre conclusioni in proposito, ma esiste una certa possibilit&agrave;, perch&eacute; il <br /> nome di Cefis rimbalza fra i due &quot;misteri d'Italia&quot;. Il neofascista, teorico <br /> della &quot;guerra non ortodossa&quot; e agente Zeta del SID Guido Giannettini, un <br /> altro depositario di diversi segreti, asserir&agrave; che fra i finanziatori del <br /> comandante Borghese e del Fronte Nazionale si distinguono i nomi dei <br /> petrolieri Cefis e Monti. Cos&igrave; il nero del petrolio si mischia al nero dei <br /> golpe.<br /> Le due vicende paiono anche accomunate dalla presenza della mafia, cos&igrave; come <br /> il delitto De Mauro.<br /> Se si scorrono le pagine del celebre articolo &quot;Il romanzo delle stragi&quot; - <br /> sulla preparazione di &quot;Petrolio&quot; - si noter&agrave; come Pasolini additasse anche <br /> al ruolo della criminalit&agrave; siciliana e alla malavita comune nella &quot;strategia <br /> della tensione&quot;, un'intuizione unica e sorprendente per quel periodo.<br /> Un'altra ricorrenza piuttosto interessante in questa catena di delitti ed <br /> eventi criminosi commessi in nome del Potere &egrave; quella della citt&agrave; di Catania <br /> e delle sue cosche mafiose.<br /> Il sabotaggio dell'aereo privato di Mattei all'aeroporto di Catania sarebbe <br /> stato propiziato dalla mafia del luogo. I pi&ugrave; convinti sostenitori mafiosi <br /> del golpe Borghese sarebbero catanesi (Calderone, Di Cristina). A distanza <br /> di anni Pelosi ha indicato la presenza di catanesi nella squadraccia che <br /> doveva punire Pier Paolo Pasolini.<br /> <br /> Comunque l'ipotesi di un collegamento fra i casi Mattei - De Mauro - <br /> Pasolini &egrave; stata esposta in maniera piuttosto convincente e ricca di <br /> particolari dai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza ne &quot;Profondo <br /> nero&quot; edito da Chiarelettere.<br /> <br /> Accogliendo la versione secondo cui Eugenio Cefis sarebbe stato coinvolto <br /> sia pure indirettamente nell'incidente di Bascap&egrave; e nella fine di Enrico <br /> Mattei, nonch&eacute;, come vedremo, del suo progetto - per tacere poi di De Mauro, <br /> del golpe Borghese e di Pasolini -, si deve necessariamente distinguere fra <br /> i due magnati dell'industria pubblica. Coniando un'espressione piuttosto <br /> felice, i giornalisti Scalfari e Turani, nel titolo di un loro celebre libro <br /> pubblicato a met&agrave; degli anni Settanta, hanno indicato negli imprenditori, <br /> negli industriali, nei finanzieri e negli speculatori che si muovevano in <br /> quella zona grigia situata al confine fra privato e pubblico accumulando <br /> potere e ricchezze, la vera &quot;razza padrona&quot; dell'Italia della quale - non <br /> possono esservi dubbi - sia Mattei che Cefis facevano parte e, anzi, per un <br /> certo periodo ne hanno occupato il vertice. Enrico Mattei si &egrave; imposto come <br /> primo e autentico esemplare di &quot;capitalismo di stato&quot; intento a gestire e <br /> rappresentare un ente pubblico strategicamente vitale con gli strumenti, i <br /> mezzi, le risorse e gli espedienti propri di un capitalismo privatistico <br /> assai spregiudicato. E' rimasta nella memoria di tutti coloro che sono <br /> sopravvissuti agli anni ruggenti dell'ENI una delle celebri frasi del <br /> Presidente &quot;I partiti sono come i taxi: pago la corsa, mi faccio portare <br /> dove voglio e scendo.&quot; Notevole cinismo, ma evidentemente efficace. <br /> Nonostante fosse un democristiano di ferro, come &quot;manager di Stato&quot; e <br /> magnate pubblico Mattei non si faceva scrupolo di finanziare tutti i partiti <br /> e gli esponenti politici che avessero dimostrato disponibilit&agrave; a sostenere <br /> la sua linea dell'ENI. Intero arco costituzionale e oltre. Da sinistra a <br /> destra (MSI). Per poter avere libere le mani finanzi&ograve; e fond&ograve; giornali fra <br /> cui, innanzitutto il Giorno, fiore all'occhiello di un modo di fare <br /> informazione moderno e, fino ad allora, inedito. L'estrema spregiudicatezza <br /> dell'allora &quot;padrone&quot; dell'ENI era per&ograve; al servizio di una linea aggressiva <br /> ed audace mirante a porre al centro dello sviluppo economico italiano l'ente <br /> energetico pubblico. Nei fatti l'ENI doveva diventare il volano dell'economia <br /> italiana sulla quale doveva poggiare l'indipendenza ed autonomia del nostro <br /> paese che, in tempi di Guerra Fredda, viveva la sua stagione all'insegna <br /> dell'(atlantica) sovranit&agrave; limitata. La politica &quot;espansiva&quot; dell'ENI, messa <br /> al servizio del paese e dei cittadini, avrebbe dovuto proiettare la piccola <br /> Italia al centro della scena internazionale. La &quot;linea Mattei&quot; di sviluppo <br /> ed espansione economica ed energetica costituiva il cardine di un complesso <br /> e rischioso disegno politico. A quei tempi - ma non abbiamo assistito a <br /> grandi cambiamenti fino ad oggi - il mercato petrolifero internazionale era <br /> concentrato nelle mani di un cartello di compagnie americane, inglesi, <br /> francesi ed olandesi, le cosiddette Sette Sorelle, assolutamente libere di <br /> dettare i prezzi e di accaparrarsi le risorse. In quel contesto l'ENI di <br /> Mattei cadde come un fulmine a ciel sereno. Deponendo il suo connaturato <br /> anticomunismo, concluse un importante accordo con le autorit&agrave; sovietiche, un <br /> fatto che poteva destare scalpore nel clima della Guerra Fredda, ma forse al <br /> cospetto di occhi poco amichevoli Mattei faceva di peggio. Negli anni <br /> Cinquanta e Sessanta il mondo occidentale era stato sottoposto dai violenti <br /> scossoni inferti dalle lotte per la liberazione dal dominio coloniale dei <br /> paesi europei nei paesi del Terzo Mondo. Il Presidente dell'ENI non esit&ograve; a <br /> sostenere anche finanziariamente movimenti di liberazione come l'algerino <br /> FLN impegnato nella lotta armata per l'indipendenza del paese dalla Francia. <br /> Non si risparmi&ograve; perfino l'utilizzo di frange dei servizi segreti con lo <br /> scopo di occupare nuovi mercati e di intensificare i rapporti e i contatti <br /> con i nuovi partner.<br /> Non dovrebbe destare stupore, quindi, l'affermazione del leader <br /> democristiano Amintore Fanfani secondo il quale l'incidente di Bascap&egrave; non <br /> sarebbe nient'altro che il primo atto di terrorismo in Italia, volendo forse <br /> con ci&ograve; insinuare che Mattei &egrave; stato il primo di una lunga lista. Sono <br /> parole da valutare con cautela ma mantengono intatto il loro interesse, <br /> perch&eacute; - per la cronaca - Fanfani &egrave; stato l'amico, il &quot;padrino politico&quot; ed <br /> il maggior referente di Eugenio Cefis ai tempi in cui assunse la presidenza <br /> dell'ENI e &quot;scal&ograve;&quot; la Montedison. La cordata &quot;petrolchimica&quot; fondata sul <br /> binomio Fanfani - Cefis si contrapponeva a quella, altrettanto potente del <br /> duo Andreotti - Rovelli (SIR). La dichiarazione di Fanfani riporta <br /> inevitabilmente al ruolo delle Sette Sorelle nell'ipotetica eliminazione di <br /> Mattei e, d'altronde, le multinazionali angloamericane del petrolio non <br /> erano nuove a manovre spregiudicate e ai colpi bassi. Naturalmente con l'ausilio <br /> dei servizi segreti dei rispettivi paesi. Nel 1953 il cartello petrolifero <br /> angloamericano promosse un colpo di stato in Iran per neutralizzare Mossadeq <br /> e reinsediare lo Sci&agrave; Pahlevi la cui base di potere dipendeva per buona <br /> parte dagli americani e dagli inglesi. In maniera azzardata e pericolosa <br /> Mossadeq aveva promosso la nazionalizzazione di quelle risorse petrolifere <br /> di cui l'Iran disponeva e dispone in ingentissime quantit&agrave;. L'ipotesi &quot;Sette <br /> Sorelle&quot; conduce direttamente alla tesi di Bellini sul coinvolgimento dell'americana <br /> CIA e dell'OAS nella morte di Mattei. Quest'ultima - organizzazione <br /> paramilitare e terroristica della destra francese colonialista che si <br /> opponeva all'indipendenza algerina adottando ogni forma di violenza <br /> indiscriminata e non - ha allevato alla sua triste scuola un buon numero di <br /> terroristi anche italiani che balzeranno agli onori delle cronache nei <br /> decenni successivi (si pensi al ruolo dell'Aginter Press). Anche la mafia <br /> poteva essere interessata all'eliminazione di Mattei, perch&eacute; il discorso <br /> pronunciato dal Presidente sullo sviluppo della Sicilia poteva essere mal <br /> recepito dai &quot;picciotti&quot;. Cosa Nostra &egrave; sempre stata molto gelosa del <br /> proprio controllo sull'isola e non avrebbe permesso che il modello di <br /> sviluppo sponsorizzato dall'ENI allentasse i cordoni del proprio dominio <br /> secolare. Inoltre &egrave; ormai ampiamente documentato come, fin dai tempi dello <br /> sbarco angloamericano in Sicilia, i servizi segreti americani avessero <br /> allacciato rapporti piuttosto stretti e saldi con Cosa Nostra italoamericana <br /> e con quella siciliana anche in vista della futura guerra da combattere <br /> contro i sovietici e i loro alleati. Se non si poteva certo considerare <br /> Mattei un &quot;comunista&quot; sussistevano parecchi fatti e circostanze che potevano <br /> essere presi a pretesto da taluni avversari e che, invece, potevano essere <br /> considerate altrettante prove di un inequivocabile &quot;tradimento&quot; da altri. <br /> Non dimentichiamoci che l'aereo di Mattei precipita nel pavese nell'ottobre <br /> del 1962 mentre &egrave; in corso la crisi missilistica cubana. In quei giorni il <br /> mondo &egrave; con il fiato in sospeso e trema all'idea di un conflitto nucleare <br /> fra la superpotenza americana e quella sovietica.<br /> E' forse un caso che Mattei vada incontro alla morte proprio in quei giorni <br /> convulsi ? Forse no.<br /> Come &egrave; agevole notare fin troppe cointeressenze avrebbero concorso ad <br /> accelerare la fine del Presidente dell'ENI. Fra l'altro Mattei &egrave; stato il <br /> pi&ugrave; importante sponsor della nuova linea del centrosinistra fondata sulla <br /> rinnovata e - almeno nelle intenzioni - solida intesa fra la DC e il PSI che <br /> si era sganciato dall'orbita ideologica e dottrinale sovietica. Secondo le <br /> originarie intenzioni dei promotori, il nuovo centrosinistra avrebbe dovuto <br /> promuovere una politica che stimolasse la crescita e lo sviluppo dell'Italia <br /> attraverso la programmazione economica. Naturalmente un ruolo fondamentale <br /> doveva essere affidato all'industria e a gli enti dello Stato. Mettendo da <br /> parte l'annosa questione del clientelismo e della creazione del consenso <br /> anche attraverso gli enti pubblici e il parastato &egrave; pur vero che quell'intesa <br /> fra DC e PSI &egrave; rimasta sulla carta, esposta al fuoco di fila dei ricatti <br /> &quot;golpisti&quot; (Piano Solo) sostenuti da una destra trasversale ed &quot;invisibile&quot; <br /> ma sempre molto intraprendente, dei ceti proprietari e parassitari sempre <br /> nel nome di una malintesa &quot;libert&agrave; di intrapresa&quot; e degli elementi pi&ugrave; <br /> fanatici, i &quot;guerrieri della Guerra Fredda&quot; in stile OAS, i quali non <br /> perdevano occasione per ribadire come il centrosinistra avrebbe aperto la <br /> porta del Potere ai comunisti. In tale clima politico, ideologico e <br /> culturale la linea dell'intesa DC - PSI rimase lettera morta, priva di un <br /> timone e senza una reale programmazione degna di questo nome.<br /> In fondo il centrosinistra - cos&igrave; come si deline&ograve; dagli anni Sessanta - <br /> venne condannato a replicare la formula del centrismo con l'aggiunta di un <br /> nuovo partner politico, il PSI.<br /> Fa invece una certa impressione notare come i due maggiori promotori del <br /> centrosinistra in area democristiana - Enrico Mattei e Aldo Moro - <br /> costituiscano, con le loro morti ancora irrisolte, il fulcro e il nodo dei <br /> Misteri d'Italia.<br /> <br /> Che Fanfani avesse ragione ?<br /> <br /> Nonostante non manchi chi ancora sottolinea tutto quel che accomuna Enrico <br /> Mattei ed Eugenio Cefis, ci sono buone ragione per storcere il naso. <br /> Innanzitutto Cefis pu&ograve; aver rivestito un ruolo non secondario nell'affaire <br /> della morte di Mattei ? Sicuramente da qualche tempo i due non erano pi&ugrave; in <br /> sintonia ed &egrave; stato lo stesso Mattei a far dimettere l'ex amico dalla carica <br /> di Vice Presidente.<br /> Quando Cefis prender&agrave; il timone dell'ammiraglia ENI - a partire dal 1967 - <br /> liquider&agrave; la linea aggressiva e competitiva del predecessore e fondatore. <br /> Non &egrave; un caso che l'ex allievo dell'Accademia militare di Modena venga <br /> spesso dipinto come buon amico ed alleato degli angloamericani e, quindi, <br /> ottimo interlocutore del cartello petrolifero al cui strapotere Mattei si <br /> era opposto. Come accennato, pare che Cefis intrattenne ottimi rapporti con <br /> gli angloamericani fin dai tempi della Resistenza, e che diede buone prova <br /> di s&eacute; come spia. La distanza dal suo predecessore e, nell'ultimo periodo di <br /> vita, avversario, &egrave; accentuata dalla diversa concezione manageriale che <br /> guidava l'azione dei due uomini. Al di l&agrave; della comune appartenenza alla <br /> &quot;razza padrona&quot; per Mattei il Potere e la Ricchezza dovevano essere gli <br /> strumenti per avviare lo sviluppo economico e, quindi, per incoraggiare e <br /> promuovere l'indipendenza del paese. Dalle testimonianze emerse non risulta <br /> che tutto ci&ograve; costituisca l'orizzonte e il patrimonio di Cefis per il quale <br /> la politica energetica e petrolchimica finiscono per trasformarsi in <br /> espedienti per soddisfare le proprie ambizioni personali. Il Potere per il <br /> Potere. La Ricchezza per la Ricchezza. Ne consegue il ricorso continuo ed <br /> incessante alla speculazione sui mercati finanziari. Se dell'assalto di <br /> Cefis alla carta stampata e all'informazione parleremo pi&ugrave; aventi, invece <br /> val la pena di spendere qualche parola sulla scalata al colosso Montedison <br /> nel 1971. In credito con la societ&agrave;, Enrico Cuccia - Presidente di <br /> Mediobanca, &quot;fratello&quot; di loggia di Cefis e, secondo l'opinione di molti, <br /> vero dominus della &quot;Razza Padrona&quot; - assecond&ograve; l'assalto di Cefis, ancora <br /> Presidente dell'ENI e il relativo rastrellamento di azioni. La manovra di <br /> Cefis e di Cuccia suscit&ograve; grande scalpore perch&eacute; la scalata di una societ&agrave; <br /> privata venne finanziata con i capitali dell'ENI, ente di diritto pubblico <br /> creato per finalit&agrave; pubbliche e con soldi pubblici. Difficilmente Mattei <br /> avrebbe soddisfatto le richieste di Cuccia che, in credito con la <br /> Montedison, aveva interesse a sistemare la situazione debitoria gi&agrave; grave al <br /> momento della fusione fra Montecatini ed Edison. Al contrario Cefis non si <br /> fa remore a utilizzare l'ENI come banca per finanziare le proprie imprese <br /> speculative fornendo anche un modello di azione e comportamento ai futuri <br /> dirigenti (area PSI) dell'ente. Si pensi allo scandalo ENI - PETROMIN quasi <br /> tutto interno alla P2 e al PSI rinnovato e in procinto di attraversare la <br /> gloriosa stagione craxiana o, sempre per quel che riguarda l'ENI occupata <br /> dai socialisti, il suo ruolo nella bancarotta del Banco Ambrosiano sotto la <br /> presidenza del piduista Roberto Calvi. Per non parlare del sistema delle <br /> scatole cinesi.<br /> Abbracciando in toto questa commistione fra privato e pubblico - nella <br /> quale, per&ograve;, il privato si serve del pubblico e lo domina - Cefis si <br /> dimostra molto pi&ugrave; neocapitalista e postmoderno di Mattei.<br /> Se quest'ultimo ha dedicato la sua vita a una prospettiva di lungo periodo e <br /> di grande respiro che - giusta o sbagliata che fosse - era al servizio dello <br /> Stato e della Nazione, il primo ha esaurito il suo orizzonte nel S&eacute;, centro <br /> e fulcro di Potere, Ricchezza e Speculazione. In questo l'uomo in &quot;grigio&quot; &egrave; <br /> sempre stato in buona compagnia.<br /> <br /> Se vogliamo dare retta alle parole di Fanfani la stagione della &quot;strategia <br /> della tensione&quot; e del terrorismo &egrave; stata avviata dall'incidente di Bascap&egrave; e <br /> sempre a Cefis &egrave; rivolta la mente di Pasolini quando delinea il progetto del <br /> romanzo &quot;Petrolio&quot; che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto imporsi come il <br /> &quot;romanzo delle stragi&quot;. Ossessione di un intellettuale che poteva essere <br /> caduto nella trappola di qualche oscura provocazione ?<br /> A distanza di anni, per&ograve;, qualcuno avvalora le inquietanti ed inquiete <br /> interpretazioni pasoliniane sulla &quot;strategia della tensione&quot;.<br /> <br /> FINE DELLA PRIMA PARTE<br /> <br /> HS<br /> Fonte: www.comedonchisciotte.org<br /> 23.07.2010 <br /> <br /> <br /> <br /> __________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5306 (20100723) __________<br /> <br /> Il messaggio &egrave; stato controllato da ESET NOD32 Antivirus.<br /> <br /> www.nod32.it<br /> <br /> <br />  

Il thread:
da leggere Artamano 23/07 23:13
Cefis ,l'uomo che Pasolini indicò come probabile mandante della morte di Mattei
   da leggere Arduino 24/07 13:48
Re: Cefis ,l'uomo che Pasolini indicò come probabile mandante della morte di Mattei
 

Invia una risposta:

Nome:

Email:

Titolo:

Testo:


Attenzione: l'invio del messaggio richiede diversi secondi.
Non premere più volte il tasto "Invia".

 © Sergio Simonetti 2001 Che cos'è Links