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La storia, da antica a contemporanea
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Inviato da: Artamano 
Titolo: Cefis ,l'uomo che Pasolini indicò come probabile mandante della morte di Mattei
Newsgroup: free.it.politica.destra, it.cultura.storia, it-alt.politica.lega-nord
Data: 23/07/2010
Ora: 23:13:07
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<br />
<br />
<br />
<br />
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7280<br />
RITRATTO DI UOMO IN."GRIGIO"<br />
Postato il Giovedì, 22 luglio @ 17:10:00 CDT di davide DI HS<br />
comedonchisciotte.org<br />
<br />
Bisogna ammetterlo in assoluta tranquillità: il complottismo portato all'eccesso <br />
e all'estremo non ha mai pagato e non pagherà mai, perché tenta nella quasi <br />
totalità dei casi a far "entrare tutto" in una grande congiura ideata e <br />
portata avanti, magari nei secoli dai secoli, da una tenebrosa e monolitica <br />
congrega che soggioga le masse naturalmente ignare ed imbelli cercando di <br />
conferire a quel "tutto" i crismi della plausibilità e della <br />
verosimiglianza. A conti fatti il giochino non funziona e la macchina fatica <br />
ad avviarsi nonostante il "complottismo" si sia imposto all'attenzione anche <br />
del grande pubblico - vedi il caso letterario di Dan Brown - semplicemente <br />
perché quel "tutto" rifiuta di adeguarsi alla pura e semplice realtà. <br />
Sicuramente il mondo - e quando pensiamo al mondo abbiamo in mente l'Occidente <br />
ossia gli USA, l'Europa e parte dell'Estremo Oriente asiatico - è stato <br />
sottoposto a processi determinati dallo sviluppo capitalistico e <br />
neocapitalistico che hanno diffuso anche diffuso l'attuale (sub)cultura <br />
appropriativa, materialista, individualista, consumista ed edonista. Per <br />
inferire l'azione di un pugno di potenti in associazione fra loro ce ne <br />
corre !<br />
<br />
Se c'è qualcosa di fondamentale che abbiamo appreso da codesto nostro <br />
piccolo universo materialistico e speculativo è che il Potere gioca a <br />
fottersi. Mi spiego meglio: indirizzate la vostra mente e i vostri pensieri <br />
verso l'economia, l'imprenditoria, la finanza, la politica, le grandi <br />
istituzioni nazionali ed internazionali, i corpi militari, la cultura, l'informazione, <br />
i media, il giornalismo e anche verso quel grande circo virtuale allestito <br />
dal mondo dello spettacolo - almeno in quegli ambiti che veramente contano - <br />
e vi accorgerete che la realtà è molto ma molto banale. Siamo al cospetto di <br />
uomini spesso tanto troppo minuscoli ma ambiziosi e meschini, disposti a <br />
tutto e prima di tutto alla prostituzione morale ed intellettuale, <br />
disponibili a qualsiasi avventura che a loro giovi e che, potenzialmente, <br />
sono "avversari di tutti" e specialmente ostili fra loro per il potere, per <br />
il denaro e per interesse. Le amicizie sono alleanze spesso, molto spesso, <br />
aleatorie e dettate dalla contingenza.<br />
Certo, i club del potenti, dei ricchi, degli abbienti, di quelli che contano <br />
insomma, sono esclusivi e negano l'accesso alle moltitudini. Tali erano e <br />
sono sempre stati - per citare i casi più clamorosi e citati - la CFR, il <br />
Bildenberg, la Trilateral, l'Aspen, il club Roma, la loggia P2, ecc.<br />
L'autentica e genuina certezza che dovrebbe guidare i nostri argomenti è <br />
quella di essere fuori dai giochi di potere che decidono anche del nostro <br />
destino, giochi che costano lacrime e sangue agli stessi giocatori, come la <br />
Storia non ha mancato di ribadirci. La socratica consapevolezza di "non <br />
sapere" e, perciò, di essere (quasi) mondi o mondati dai pregiudizi che, <br />
invece, spesso guidano le ricostruzioni storiche e cronachistiche fornisce <br />
il potente stimolo di ricercarla, quella Verità, e di non stancarsi mai. <br />
Occorre montare pezzo per pezzo quel Contesto in modo da poter inserirvi gli <br />
attori della rappresentazione e farli muovere come soggetti dotati di senso. <br />
Purtroppo oggi mancano intellettuali, autori e uomini di cultura in grado di <br />
poter realizzare operazioni del genere superando da un lato la soglia del <br />
Pregiudizio e dall'altro quella del Vuoto spesso immerso nella marea di <br />
parole inutili o incomprensibili. E' questo l'autentico intellettuale: un <br />
uomo che, oltrepassando i confini stessi della sua estrazione culturale <br />
nella ricerca, riesce a proporre una visione lucida e complessiva delle <br />
cose.<br />
A tale proposito altri non mi viene in mente se non il poeta, scrittore, <br />
saggista e regista Pier Paolo Pasolini come intellettuale votato alla <br />
ricerca ed alla narrazione della Realtà. Terribilmente profetiche le pagine <br />
sulla transizione italiana (e occidentale) dalla modernità alla <br />
postmodernità neocapitalista ed edonista, di un'attualità sconcertante <br />
quelle sulla crisi della politica, singolari e naturalmente scomode le <br />
parole versate sugli "opposti estremismi" e sulla loro sostanziale <br />
insincerità in contesto neocapitalistico che tutto fagocita e al, contempo, <br />
su una gioventù allo sbando, carnefice e vittima, preda delle mille <br />
manifestazioni della violenza e articolo in vendita di una società che già <br />
si identificava con il Mercato. Il crudele e censurato "film- testamento" <br />
del grande regista friulano "Salò"venne girato per condensare questo lucido <br />
e potente pessimismo senza sconti per nessuno. Anche per questo la sua <br />
visione è sconsigliabile.<br />
<br />
Come, cari lettori, ben sapete, il cuore di Pasolini si arrestò il 2 <br />
novembre 1975. Il suo corpo martoriato, seviziato, violato e quasi esposto <br />
al ludibrio venne rinvenuto nelle vicinanze del Lido di Ostia. Si insinuò e <br />
si accreditò la versione del regolamento di conti nell'ambiente dei "froci", <br />
delle marchette e della prostituzione minorile anche per poter meglio <br />
infangare la memoria del lavoro dell'artista e dell'intellettuale Pasolini. <br />
Sostanzialmente solo la cerchia di amici del poeta - l'attrice e cantante <br />
Laura Betti, il collaboratore Sergio Citti e pochi altri - si sono battuti <br />
perché una verità diversa venisse a galla. Poteva il solo e fragile <br />
diciassettenne Pelosi ridurre in quello stato il corpo di un uomo maturo ? <br />
Più verosimile l'ipotesi di una spedizione punitiva di elementi provenienti <br />
dal mondo del neofascismo romano e della malavita comune per dare una <br />
lezione a un "frocio comunista" avanzata tra gli altri dal politologo <br />
Giorgio Galli. Insomma una spedizione punitiva sullo stile dello stupro <br />
subito dalla moglie del premio Nobel Dario Fo, Franca Rame, ma degenerata in <br />
tragedia. Si fa strada, però, con il passare degli anni la tesi più <br />
inquietante: Pasolini sarebbe stato ucciso per quel che aveva scritto sulla <br />
stagione di stragi e violenze, per quel suo ultimo e misterioso romanzo <br />
"Petrolio" che prometteva rivelazioni scottanti sulla più recente storia d'Italia, <br />
insomma per quella che dovrebbe essere l'attività di un intellettuale <br />
autentico e non supino di fronte al Potere o a ragioni di parte.<br />
<br />
L'ultimo intellettuale del nostro paese - di razza e marginale sotto alcuni <br />
punti di vista - è stato barbaramente assassinato !<br />
<br />
Vien da sorridere, ma recentemente il nome di Pasolini si è o è stato <br />
accostato a quello del senatore forzista Marcello Dell'Utri, uno dei pezzi <br />
da novanta della Mediaset berlusconiana. Stimato uomo di cultura e accanito <br />
bibliofilo, Dell'Utri non ha potuto godersi la sua fetta di prestigio e di <br />
potere in santa pace in tutti questi anni a causa dell'inchiesta giudiziaria <br />
palermitana sui suoi "trascorsi" mafiosi. In effetti fa ancora una certa <br />
impressione l'intervista concessa dal povero giudice Borsellino ai <br />
giornalisti francesi e recentemente fatta pubblicare in DVD dal "Fatto <br />
Quotidiano" ! Si aggiunga che negli ultimi due anni il paese è stato <br />
investito da una serie di scandali che hanno dato avvio ad altrettante <br />
inchieste giudiziarie e che coinvolgono soprattutto personalità di rilievo <br />
di questa maggioranza capitanata dalla PDL berlusconiana o a imprenditori e <br />
uomini d'affari ad essa contigui (si pensi solo allo scandalo della <br />
Protezione Civile all'Aquila ben documentato dal film della Guzzanti <br />
"Draquila"). E' in tale situazione che il nostro senatore fa un notevole <br />
salto indietro nel tempo - una quarantina d'anni circa - riportandoci agli <br />
anni in cui l'intellettuale Pasolini agevolò la sua condanna a morte per la <br />
sua frenetica ed incessante attività giornalistica ed il suo impegno civile <br />
per la Verità. Che fa il bel Marcello ? Annuncia il ritrovamento del <br />
misterioso ed oscuro capitolo del romanzo "Petrolio" intitolato "Lampi sull'ENI" <br />
nel quale si accusa piuttosto esplicitamente l'ex vice di Enrico Mattei e <br />
poi successore alla guida dell'ENI Eugenio Cefis di aver causato la morte <br />
del fondatore dell'ente energetico pubblico simulando il famoso incidente <br />
aereo.<br />
Nell'attuale fase della convulsa e disturbante politica italiana è <br />
sicuramente in atto un conflitto o una serie di scontri di potere <br />
finalizzati , probabilmente, destinati a sconvolgere gli attuali equilibri <br />
ed assetti nel lungo periodo (Berlusconi versus Fini; D'Alema versus <br />
Veltroni; Casini e Rutelli "in mezzo") su cui, tuttavia, non vogliamo <br />
addentrarci perché ci porterebbero lontano dalla nostra narrazione. Ritengo, <br />
invece, che la rivelazione di Dell'Utri sia di estremo interesse e non <br />
perché io creda che egli sia effettivamente in possesso di quelle famose <br />
pagine che possono avere tracciato il tragico destino di Pasolini. La <br />
sortita del bel Marcello è un bluff, una bufala come lo fu a suo tempo la <br />
notizia del ritrovamento dei diari di Mussolini. Il comportamento di Dell'Utri <br />
si comprende, invece, proprio in quella logica e in quel costume mafioso e <br />
paramafioso che non è appannaggio esclusivo di Cosa Nostra ma patrimonio <br />
della politica e più in generale del mondo del Potere, soprattutto, qui in <br />
Italia. Il dizionario di quel Potere è fatto da messaggi apparentemente <br />
criptici e di allusioni. Con il caso dei "Diari di Mussolini" Dell'Utri - <br />
probabilmente su input dello stesso Berlusconi - ha voluto gettare un ponte <br />
verso la destra più estrema anche per poter mettere in difficoltà il <br />
postfascista ed attuale "neoconservatore"Gianfranco Fini.<br />
Se, allora, Dell'Utri ha annunciato il bluff del capitolo "Lampi sull'ENI" <br />
non è per amore di verità o di cultura, ma , assai più probabilmente, per <br />
lanciare un avvertimento in stile mafioso.<br />
Chi ha seguito le vicende giudiziarie dell'incidente aereo di Bascapè in cui <br />
perì Enrico Mattei si ricorderà che era stata abbracciata la tesi di un'esecuzione <br />
del sabotaggio affidata alla mafia catanese dei Calderone e Di Cristina <br />
grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Infatti l'aereo <br />
privato del presidente dell'ENI era partito da Catania. La domanda che a me <br />
sorge spontanea è la seguente: se Dell'Utri non è effettivamente in possesso <br />
delle pagine mancanti del libro di Pasolini come può aver alluso alla morte <br />
del Presidente Mattei ?<br />
Accertato che, nel migliore dei casi, Dell'Utri ha anche frequentato mafiosi <br />
di grosso calibro, non è forse possibile che, fra costoro, qualcuno gli <br />
abbia passato la preziosa informazione circa le responsabilità su quel <br />
cadavere che pesa nella storia della Repubblica in quanto anche Cosa Nostra <br />
è implicata e soprattutto a livello di esecuzione ? Perché riesumare una <br />
storia che ha quaranta - cinquant'anni - in questo momento ? Quali <br />
cointeressenze c'erano dietro la morte di Mattei ? Chi erano i mandanti ? <br />
Naturalmente, se questa è l'autentica linea di condotta del senatore Dell'Utri, <br />
non ci si può aspettare che finalmente venga fatta chiarezza su taluni <br />
grandi Misteri della storia italiana più o meno recente. L'unico intento è <br />
quello di lanciare messaggi a determinati ambienti.<br />
Potere che ricatta e dialoga con il Potere.<br />
<br />
C'è una grande fotografia in ogni bel Palazzo che si rispetti.<br />
<br />
Nella fotografia che mi immagino c'è una manciata di individui sorridenti, <br />
fieri di sé, tronfi nelle sicurezze garantite dall'enorme successo (e <br />
ricchezza) che la vita ha concesso loro.<br />
<br />
A prezzo di sudore, lacrime e sangue.<br />
<br />
Gruppo di famiglia in un Inferno tragicamente e ostentatamente umano.<br />
<br />
In quella fotografia mi immagino i volti di Agnelli, De Benedetti, Gardini, <br />
l'immancabile Berlusconi - sempre molto attento alla sua "visibilità"-, <br />
Cuccia e - perché no ? - anche un Michele Sindona tanto dileggiato da morto <br />
per le sue amicizie ed alleanze massoniche e mafiose quanto apprezzato in <br />
vita da importanti autorità e personalità americane ed italiane.<br />
<br />
Sono quei pochi esponenti della grande imprenditoria e della grande finanza <br />
che possono permettersi di guardare la politica e i politici dall'alto al <br />
basso. In fondo, anche da politico e uomo di governo, Berlusconi, uomo <br />
certamente poco incline al compromesso, ha costantemente tenuto questo <br />
atteggiamento.<br />
<br />
Ci sono pochi altri. Veramente pochi.<br />
<br />
Ci sono esponenti della massoneria nazionale ed internazionale che è come la <br />
RAI e contiene tutto e di più.<br />
<br />
Sono presenti i veri boss delle organizzazioni mafiose nazionali ed <br />
internazionali.<br />
<br />
Spiccano alcune personalità internazionali.<br />
<br />
Qualcuno non c'è più, ma è meglio tacerne la dipartita.<br />
<br />
Qualcun altro si gode la pensione e qualcuno ancora gioca coi soldatini.<br />
<br />
Nonostante qualcuno lo neghi in quella foto è visibile il volto gioviale del <br />
Presidente dell'ENI Enrico Mattei.<br />
<br />
Più defilato, si possono scorgere anche i lineamenti dell'uomo che lo <br />
affianca.<br />
<br />
Quell'uomo, compagno d'arme nella Resistenza di Mattei, è Eugenio Cefis.<br />
<br />
E' il ritratto di un uomo in "grigio".<br />
<br />
Ma come avviene l'"incontro" a distanza fra un intellettuale come Pier Paolo <br />
Pasolini e un'eminenza (grigia) come Eugenio Cefis ? Sappiamo che negli <br />
ultimi anni della sua vita, nei terribili anni Settanta, quando si dedicò <br />
anima e corpo ai famosi e indimenticabili "Scritti Corsari" sul Corriere <br />
della Sera diretto da Piero Ottone, il vitalismo disperato dello scrittore <br />
era mutato in pura disperazione. Figlio intimamente adottivo di una cultura <br />
agreste e antica, dotato di finissima sensibilità e di ottimo spirito di <br />
osservazione, Pasolini scriveva di un paesaggio - quello italiano - che si <br />
stava trasformando repentinamente e in maniera devastante producendo effetti <br />
disastrosi su una cultura ormai soppiantata dalla (sotto)cultura urbana. Fra <br />
la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta si impone quella <br />
"rivoluzione antropologica" all'insegna del piacere e dei consumi che <br />
etichetta come "nuovo fascismo" totalizzante e "americanizzante". Ma che <br />
rapporto si può instaurare fra questa mutazione dettata dai tempi del <br />
neocapitalismo consumista e la cosiddetta "strategia della tensione" su cui <br />
Pasolini ha condotto una riflessione lucida e puntuale quanto singolare - si <br />
legga a tal proposito e con attenzione "Il romanzo delle stragi" - ? La <br />
sensazione che si ricava dalla lettura degli articoli sul Corriere è che in <br />
buona misura la stagione dei golpes, delle stragi, del terrorismo e della <br />
violenza diffusa sia stata voluta da potentati economici e politici - <br />
nazionali ed internazionali - per far digerire agli italiani il nuovo corso <br />
in atto. Da società agreste e fondata soprattutto su un tessuto di imprese <br />
artigiane alla società postmoderna, terziaria, dello spettacolo e del <br />
divertimento imperanti; da comunità ancora attraversata da differenze <br />
culturali di classe alla massa "liquida" e immersa in un indifferenziato <br />
ceto medio dalle spiccate tendenze individualiste; dall'identità nazionale <br />
forgiata con il contributo delle varie ideologie politiche e della fede <br />
religiosa alla preoccupante mancanza di valori connessa ai meccanismi e agli <br />
imperativi del Mercato, ecc. Sviluppando la riflessione e l'argomento della <br />
violenza "politica" il poeta conclude che non è effettivamente tale. Al di <br />
là delle comode etichette "rosse" o "nere" quei giovani che sono coinvolti <br />
negli episodi più gravi ed esecrabili di quegli anni - compresi quelli di <br />
semplice delinquenza comune e teppismo - , possiedono un'identità molto <br />
labile e sono soprattutto i figli della nuova società dei Mercati e dei <br />
consumi. Ricchezza, possesso, volontà di potenza e il piacere nelle sue <br />
varie forme sono le reali molle che farebbero scattare la brutalità. Se ne <br />
deduce tranquillamente che quei giovani - ma mi verrebbe da aggiungere i <br />
giovani in genere e in tutti i tempi e luoghi - sono facilmente manipolabili <br />
e strumentalizzabili da chi veramente conosce e soddisfa le esigenze del <br />
Potere. Non manca il fanatismo e non fa difetto l'esaltazione ideologica, <br />
ma, al di là degli slogan e delle parole, il Potere può usare gli "opposti <br />
estremismi" e la carica di violenza giovanile proprio per la debole identità <br />
di tali soggetti. Pasolini allude chiaramente ad una fase iniziale - avviata <br />
alla fine degli anni Sessanta - in cui la "strategia della tensione" è <br />
funzionale alla "crociata anticomunista" e contro le sinistre e ad una <br />
successiva nella quale, invece, viene praticata la "crociata antifascista" <br />
anche per liberarsi di scomodi compagni - pardon camerati ! - di viaggio. Si <br />
comprende che, sostanzialmente, quegli "opposti estremismi" non <br />
rappresentavano dei pericoli concreti e reali per i Poteri che contano, ma <br />
degli utili spauracchi da agitare per rendere più agevole la trasformazione <br />
antropologica di cui sopra e l'affermazione completa del Mercato.<br />
Ma quali erano, quali sono i Poteri che contano ?<br />
Non certo la DC con i suoi uomini che sopravvivono a loro stessi e sono un <br />
comodo paravento.<br />
Se i democristiani sono colpevoli e, in quanto tali, processabili da un <br />
tribunale "simbolico", gli si può imputare quel malgoverno e quella <br />
corruzione che hanno fatto deragliare l'Italia in questa delicata fase. I <br />
maggiori esponenti di governo democristiani - i vari Andreotti, Fanfani, <br />
Rumor, Taviani, ecc. - conoscono parecchi particolari della "strategia della <br />
tensione", ma non sono i mandanti di "alto livello". Essi hanno soprattutto <br />
coperto, depistato e insabbiato grazie alla Magistratura e ai servizi <br />
segreti impedendo l'accertamento della Verità.<br />
Il Potere risiede altrove, in uomini più moderni e spregiudicati e si <br />
comprende come Pasolini pensasse soprattutto a forze e soggetti economici e <br />
finanziari. Senza timore parla di "Potere Invisibile", non perché ritenesse <br />
che ci si trovasse al cospetto di dinamiche "impersonali", del "potere delle <br />
cose" (si pensi alla TV). In realtà Pasolini voleva riempire quel vuoto di <br />
informazioni e qualche nome lo conosceva.<br />
Per quel che concerne la "strategia della tensione" la sua attenzione era <br />
rivolta a quegli ambienti scaturiti dalla Resistenza "bianca" antifascista <br />
ma anche anticomunista e, perciò, nella posizione ideale e privilegiata di <br />
poter controllare e utilizzare gli "opposti estremismi", i "rossi" e i <br />
"neri".<br />
Il romanzo mai scritto di Pasolini - "Petrolio" - insiste parecchio su <br />
questo aspetto, ma i riferimenti non alludono ai vari Sogno, Pacciardi o <br />
Fumagalli, tutta gente con un passato nelle Resistenza antifascista ma anche <br />
con forti venature anticomuniste- filoamericana e filoinglese - e ancora <br />
sulla cresta dell'onda negli anni Settanta perché impegnata nelle varie <br />
"crociate". Il "Petrolio" romanzato da Pasolini è quello dell'ENI e dei due <br />
protagonisti - Bonocore e Troya - che altri non sono se non le due figure <br />
che hanno fatto la storia dell'ente petrolifero, Enrico Mattei ed Eugenio <br />
Cefis, compagni nella stessa brigata partigiana operante in Lombardia, <br />
quella cattolica e repubblicana di Alfredo di Dio. Dal punto della <br />
documentazione storica è riconosciuto il grande ruolo nella Resistenza <br />
sostenuto dal futuro Presidente dell'Eni Enrico Mattei, vero e proprio capo <br />
militare delle formazioni cattoliche del CLN. Animatore assieme ad Aldo Moro <br />
e a Paolo Emilio Taviani della FVL - Federazione Volontari della Libertà - <br />
che raccoglieva i partigiani anticomunisti, quelli che, per ovvie <br />
motivazioni politiche, non potevano aderire alla "sinistrorsa" ANPI. Se <br />
risulta piuttosto arduo ritenere che Mattei fosse fra i promotori della <br />
GLADIO, la cellula italiana della STAY BEHIND, la rete paramilitare filo <br />
atlantica allestita dagli Alleati americani ed inglesi per contrastare i <br />
comunisti sovietici, è tuttavia innegabile come dalla FVL venissero <br />
reclutati parecchi "gladiatori".<br />
Lo stesso Mattei si gioverà della collaborazione di molti ex compagni della <br />
Resistenza per intraprendere l'avventura dell'ENI fra cui lo spregiudicato <br />
Cefis. Pasolini ravvisa sostanziali differenze fra i due uomini come <br />
dimostrano i due cognomi affibbiati ai protagonisti del romanzo "in <br />
formazione". Ci sono pochi dubbi: lo scrittore giudicava Cefis - <br />
spregiudicatamente filoamericano - responsabile di comportamenti <br />
"doppiogiochisti" e di aver provocato la morte del comandante di Dio durante <br />
la Guerra. Costretto alle dimissioni dalla carica di vicepresidente dell'ENI <br />
da Mattei per aver scartabellato nei documenti riservati del Presidente, è <br />
il maggior beneficiario della morte "accidentale" del Presidente dell'ente <br />
perché sarà proprio lui ad esserne designato il successore. Mettendo in <br />
rapporto l'incidente di Bascapè con la "strategia della tensione", Pasolini <br />
identificava in Cefis come uno di quegli esponenti di quel Potere Invisibile <br />
responsabile di aver finanziato e foraggiato gli autori delle stragi.<br />
Non c'è da stupirsi se l'ultimo Pasolini - quello che finirà martirizzato e <br />
non letteralmente - si era sostanzialmente inchinato al nichilismo, alla <br />
convinzione che nella realtà contemporanea merce, potere e ricchezza <br />
avessero piegato e spazzato via qualsiasi residuo valoriale nonostante l'avvicinamento <br />
al partito dei radicali pannelliani, formazione non priva di ambiguità e, <br />
dopotutto, non molto affine alla sensibilità pasoliniana, ma che poteva <br />
contare sull'appoggio di parecchi intellettuali provenienti dalla sinistra <br />
confortati dalla non compromissione di Pannella & c. con il regime e con i <br />
poteri forti.<br />
Trasuda amarezza e sofferenza più che indignazione rabbiosa, la prosa degli <br />
"Scritti Corsari": vi si condanna senza appello quel neofascismo postmoderno <br />
che, oltre ad istigare ignari giovani allo squadrismo e al teppismo, li <br />
rende complici di efferati attentati dinamitardi; i figli del Sessantotto e <br />
i militanti dei movimenti della sinistra extraparlamentare vengono bollati <br />
come rampolli di una borghesia piccola piccola intenta a diffondere nuove <br />
forme di intolleranza e di violenza nonostante la collaborazione con Lotta <br />
Continua per la realizzazione di un documentario sul caso della morte dell'anarchico <br />
Pinelli; viene denunciata tutta la inconsapevole - ma fino a che punto ? - <br />
ignoranza, il conformismo e il "fascismo" degli intellettuali e dei <br />
giornalisti, antifascisti spesso più per convenienza che per convinzione; <br />
non sono lesinate le parole di fuoco nei confronti di una Chiesa ancora <br />
arroccata nella convinta difesa della propria superiorità pedagogica e <br />
morale; ecc.<br />
Immaginiamo con quale ferocia questo provocatorio testimone della sua e <br />
della nostra epoca avrebbe potuto scrivere di quel Potere non più tanto <br />
invisibile a cui anche Cefis fa riferimento.<br />
<br />
La sua ricerca, tuttavia, si è crudelmente e prematuramente interrotta.<br />
<br />
Quel 2 novembre 1975 ad Ostia.<br />
<br />
Perché Pasolini focalizzò la sua attenzione su un uomo tanto potente e <br />
discusso come Eugenio Cefis, magnate del settore petrolchimico prima con la <br />
presidenza ENI e poi con il gigante del polo privato Montedison dal 1971 ? <br />
Da quale fonte attinse le sue informazioni ?<br />
<br />
Nel 1972 uscì un curioso pamphlet intitolato "Questo è Cefis. L'altra faccia <br />
dell'onorato presidente" redatto da Giorgio Steimetz alias Corrado <br />
Ragozzino, giornalista che dirigeva l'agenzia AMI. Date le premesse già <br />
presenti nel titolo, il libercolo fu presto ritirato dalla circolazione, ma <br />
Elvio Facchinelli, redattore del periodico "L'erba", riesce a mandare le <br />
fotocopie a Pasolini.<br />
Il testo è ben documentato e vi può trovare la ricostruzione del reticolo di <br />
società di "comodo", di scatole cinesi che fanno parte dell'impero di Cefis <br />
e che vengono "copiate" nella traccia del romanzo "Petrolio". In questo <br />
frangente si può solo dare atto di come, probabilmente unico fra gli <br />
intellettuali, Pasolini fosse nella posizione di assistere in diretta alle <br />
dinamiche e anche alle lotte intestine all'interno del mondo del Potere <br />
economico - finanziario - politico che conta. Potendo fare affidamento sul <br />
tempo e sulla sua capacità di eliminare le scorie depositate dai pregiudizi <br />
e dell'oggettiva difficoltà di interpretare un'attualità sfuggente e <br />
complessa, ci si chiede oggi se per caso il poeta ed intellettuale polemista <br />
friulano non fosse rimasto intrappolato in una rete, non fosse incappato in <br />
una dei tanti conflitti fra potentati, congreghe e lobbies che tormentano il <br />
nostro paese e non solo. L'interesse di Pasolini per le dinamiche della <br />
"strategia della tensione" e per la violenza politica in Italia doveva <br />
essere ben nota a certi ambienti e, d'altronde, doveva essere pure stato <br />
tenuto sotto sorveglianza piuttosto stretta da qualche organismo riservato <br />
considerata la "pericolosità sociale di un tale soggetto (comunista e <br />
omosessuale)". A conti fatti e soppesando vantaggi e svantaggi, poteva <br />
risultare conveniente sparare qualche cartuccia su Cefis utilizzando un <br />
intellettuale noto e provocatorio come Pasolini purtroppo che affidarsi <br />
direttamente a pubblicazioni "scandalistiche" che potevano facilmente far <br />
risalire alla mano dei servizi segreti o di qualche gruppo di potere <br />
politico o economico. Non dimentichiamo che qualche anno prima, celandosi <br />
dietro lo pseudonimo Alessandro Previdi, il giornalista Fulvio Bellini aveva <br />
pubblicato "L'assassinio di Enrico Mattei" avanzando l'ipotesi dell'attentato <br />
nei confronti del presidente dell'ENI e, quindi, dando anche la stura ai <br />
sospetti nei confronti di Cefis. La figura del Bellini è molto interessante <br />
per il suo passato da partigiano "rosso" , come tale, in contatto con le <br />
SAS, il servizio segreto inglese durante la Resistenza. A suo dire, il <br />
giornalista ex comunista avrebbe mantenuto i contatti con i servizi inglesi <br />
da cui avrebbe ricevuto numerose e circostanziate informazioni sulla <br />
situazione politica italiana. E' ormai noto agli addetti lavori come Bellini <br />
fosse a conoscenza dei delicati retroscena politici della strage di piazza <br />
Fontana e della "strategia della tensione" riversati in un'altra <br />
pubblicazione. Ma Bellini scriveva anche sul giornale Candido diretto dal <br />
missino e simpatizzante delle idee pacciardiane Giorgio Pisanò, , reduce <br />
della Repubblica di Salò e fiduciario dell'organismo segreto Anello creato <br />
fin dal Dopoguerra per combattere il comunismo nel nuovo clima d Guerra <br />
Fredda e composto da ex fascisti, ex badogliani e personaggi del sottobosco <br />
criminale. Questo organismo è sempre stato alle dipendenze della Presidenza <br />
del Consiglio all'insaputa del Parlamento, ma pare che l'unico politico in <br />
grado di reggerne le fila fino al suo scioglimento fosse stato l'onorevole <br />
Giulio Andreotti. Inoltre Pisanò conosceva Licio Gelli - altro personaggio <br />
in odore di servizi segreti, massoneria e poteri criminali - fin dalla <br />
comune militanza nella Repubblica di Salò. Ebbene Pisanò è stato il primo ad <br />
insinuare in un articolo il dubbio che Mattei fosse stato assassinato. Sia <br />
il Bellini che il Pisanò rimandano, quindi, al tenebroso mondo dei servizi <br />
segreti, ma per quale motivo si dedicarono a questa campagna di stampa ? <br />
Dovendo dare una risposta si potrebbe concludere che i vari attacchi sono <br />
stati suggeriti e predisposti da Graziano Verzotto, già collaboratore di <br />
Mattei, discusso esponente DC e Presidente dell'EMS, Ente Minerario <br />
Siciliano, nemico giurato e concorrente di Cefis. Quel che è certo è che con <br />
"Petrolio" Pasolini si rifà per buona parte al pamphlet di <br />
Steimetz/Ragozzino e che quest'ultimo ripete le accuse mosse da Verzotto a <br />
Cefis. In aggiunta Verzotto è stato intervistato più volte dal giornalista <br />
Mauro De Mauro dell'Ora di Palermo sugli spostamenti siciliani di Mattei nei <br />
due giorni precedenti all'incidente a Bascapè. De Mauro era stato contattato <br />
dal collega di Pasolini, il regista Francesco Rosi che voleva realizzare un <br />
film su Enrico Mattei e sul mistero della sua morte. "Il caso Mattei" che si <br />
farà ammirare anche per la gigantesca performance di Gian Maria Volontè <br />
uscirà nel 1972 insinuando per la prima volta nel grande pubblico il dubbio <br />
che l'incidente di Bascapè non fosse proprio un evento così casuale e <br />
accidentale. Quanto al solerte e dinamico giornalista dell'Ora, scomparirà <br />
la sera del 16 settembre 1970 per non fare mai ritorno a casa.<br />
Secondo vari collaboratori di giustizia di Cosa Nostra siciliana - Buscetta, <br />
Calderone e Di Carlo - De Mauro è stato rapito, seviziato e assassinato da <br />
sicari mafiosi che volevano appurare quanto egli sapesse sulle fasi <br />
preparatorie del cosiddetto golpe Borghese. Mauro De Mauro - fratello del <br />
noto linguista Tullio De Mauro - aveva fatto la guerra nel corpo della X Mas <br />
e provava una sorta di ammirazione nei confronti del suo comandante Junio <br />
Valerio Borghese, colui che si apprestava a realizzare un colpo di stato. <br />
Pare che, grazie alla sua militanza pregressa, De Mauro fosse riuscito a <br />
inserirsi nell'ambiente degli ex commilitoni riuscendo a carpire preziose <br />
informazioni sul futuro golpe. Ma quanto egli sapeva in realtà ? Sulla base <br />
delle varie fonti documentali oggi noi possiamo stabilire con un minimo di <br />
margine di dubbio che il comandante Junio Valerio Borghese godeva dell'appoggio <br />
di esponenti della massoneria, nonché dell'Amministrazione americana del <br />
repubblicano Nixon e di alcune autorità italiane. Inoltre Borghese aveva <br />
contattato alcuni boss di Cosa Nostra siciliana e della ndrangheta calabrese <br />
per il necessario supporto "militare". In cambio della riuscita dell'operazione <br />
sarebbe stata concessa l'amnistia per i reati commessi. Nei mesi precedenti <br />
all'operazione "Tora Tora" scoppiò la rivolta di Reggio Calabria nella quale <br />
si inserirono l'ndrangheta, gli uomini del Fronte Nazionale di Borghese e di <br />
altre organizzazioni neofasciste mentre, secondo la testimonianza di <br />
Buscetta davanti alla Commissione Antimafia Cosa Nostra collaborò <br />
attivamente alla riuscita del golpe fornendo la manovalanza per gli <br />
attentati dinamitardi che dovevano prepararlo. Il resto della storia del <br />
golpe Borghese, con i suoi buchi neri e i lati oscuri ancora da sondare, è <br />
storia.<br />
Ma allora Mauro De Mauro è stato assassinato per quel che avrebbe potuto <br />
rivelare sulla morte del Presidente dell'ENI o per quel che poteva <br />
anticipare sulla preparazione del golpe del suo ex comandante ? Difficile <br />
trarre conclusioni in proposito, ma esiste una certa possibilità, perché il <br />
nome di Cefis rimbalza fra i due "misteri d'Italia". Il neofascista, teorico <br />
della "guerra non ortodossa" e agente Zeta del SID Guido Giannettini, un <br />
altro depositario di diversi segreti, asserirà che fra i finanziatori del <br />
comandante Borghese e del Fronte Nazionale si distinguono i nomi dei <br />
petrolieri Cefis e Monti. Così il nero del petrolio si mischia al nero dei <br />
golpe.<br />
Le due vicende paiono anche accomunate dalla presenza della mafia, così come <br />
il delitto De Mauro.<br />
Se si scorrono le pagine del celebre articolo "Il romanzo delle stragi" - <br />
sulla preparazione di "Petrolio" - si noterà come Pasolini additasse anche <br />
al ruolo della criminalità siciliana e alla malavita comune nella "strategia <br />
della tensione", un'intuizione unica e sorprendente per quel periodo.<br />
Un'altra ricorrenza piuttosto interessante in questa catena di delitti ed <br />
eventi criminosi commessi in nome del Potere è quella della città di Catania <br />
e delle sue cosche mafiose.<br />
Il sabotaggio dell'aereo privato di Mattei all'aeroporto di Catania sarebbe <br />
stato propiziato dalla mafia del luogo. I più convinti sostenitori mafiosi <br />
del golpe Borghese sarebbero catanesi (Calderone, Di Cristina). A distanza <br />
di anni Pelosi ha indicato la presenza di catanesi nella squadraccia che <br />
doveva punire Pier Paolo Pasolini.<br />
<br />
Comunque l'ipotesi di un collegamento fra i casi Mattei - De Mauro - <br />
Pasolini è stata esposta in maniera piuttosto convincente e ricca di <br />
particolari dai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza ne "Profondo <br />
nero" edito da Chiarelettere.<br />
<br />
Accogliendo la versione secondo cui Eugenio Cefis sarebbe stato coinvolto <br />
sia pure indirettamente nell'incidente di Bascapè e nella fine di Enrico <br />
Mattei, nonché, come vedremo, del suo progetto - per tacere poi di De Mauro, <br />
del golpe Borghese e di Pasolini -, si deve necessariamente distinguere fra <br />
i due magnati dell'industria pubblica. Coniando un'espressione piuttosto <br />
felice, i giornalisti Scalfari e Turani, nel titolo di un loro celebre libro <br />
pubblicato a metà degli anni Settanta, hanno indicato negli imprenditori, <br />
negli industriali, nei finanzieri e negli speculatori che si muovevano in <br />
quella zona grigia situata al confine fra privato e pubblico accumulando <br />
potere e ricchezze, la vera "razza padrona" dell'Italia della quale - non <br />
possono esservi dubbi - sia Mattei che Cefis facevano parte e, anzi, per un <br />
certo periodo ne hanno occupato il vertice. Enrico Mattei si è imposto come <br />
primo e autentico esemplare di "capitalismo di stato" intento a gestire e <br />
rappresentare un ente pubblico strategicamente vitale con gli strumenti, i <br />
mezzi, le risorse e gli espedienti propri di un capitalismo privatistico <br />
assai spregiudicato. E' rimasta nella memoria di tutti coloro che sono <br />
sopravvissuti agli anni ruggenti dell'ENI una delle celebri frasi del <br />
Presidente "I partiti sono come i taxi: pago la corsa, mi faccio portare <br />
dove voglio e scendo." Notevole cinismo, ma evidentemente efficace. <br />
Nonostante fosse un democristiano di ferro, come "manager di Stato" e <br />
magnate pubblico Mattei non si faceva scrupolo di finanziare tutti i partiti <br />
e gli esponenti politici che avessero dimostrato disponibilità a sostenere <br />
la sua linea dell'ENI. Intero arco costituzionale e oltre. Da sinistra a <br />
destra (MSI). Per poter avere libere le mani finanziò e fondò giornali fra <br />
cui, innanzitutto il Giorno, fiore all'occhiello di un modo di fare <br />
informazione moderno e, fino ad allora, inedito. L'estrema spregiudicatezza <br />
dell'allora "padrone" dell'ENI era però al servizio di una linea aggressiva <br />
ed audace mirante a porre al centro dello sviluppo economico italiano l'ente <br />
energetico pubblico. Nei fatti l'ENI doveva diventare il volano dell'economia <br />
italiana sulla quale doveva poggiare l'indipendenza ed autonomia del nostro <br />
paese che, in tempi di Guerra Fredda, viveva la sua stagione all'insegna <br />
dell'(atlantica) sovranità limitata. La politica "espansiva" dell'ENI, messa <br />
al servizio del paese e dei cittadini, avrebbe dovuto proiettare la piccola <br />
Italia al centro della scena internazionale. La "linea Mattei" di sviluppo <br />
ed espansione economica ed energetica costituiva il cardine di un complesso <br />
e rischioso disegno politico. A quei tempi - ma non abbiamo assistito a <br />
grandi cambiamenti fino ad oggi - il mercato petrolifero internazionale era <br />
concentrato nelle mani di un cartello di compagnie americane, inglesi, <br />
francesi ed olandesi, le cosiddette Sette Sorelle, assolutamente libere di <br />
dettare i prezzi e di accaparrarsi le risorse. In quel contesto l'ENI di <br />
Mattei cadde come un fulmine a ciel sereno. Deponendo il suo connaturato <br />
anticomunismo, concluse un importante accordo con le autorità sovietiche, un <br />
fatto che poteva destare scalpore nel clima della Guerra Fredda, ma forse al <br />
cospetto di occhi poco amichevoli Mattei faceva di peggio. Negli anni <br />
Cinquanta e Sessanta il mondo occidentale era stato sottoposto dai violenti <br />
scossoni inferti dalle lotte per la liberazione dal dominio coloniale dei <br />
paesi europei nei paesi del Terzo Mondo. Il Presidente dell'ENI non esitò a <br />
sostenere anche finanziariamente movimenti di liberazione come l'algerino <br />
FLN impegnato nella lotta armata per l'indipendenza del paese dalla Francia. <br />
Non si risparmiò perfino l'utilizzo di frange dei servizi segreti con lo <br />
scopo di occupare nuovi mercati e di intensificare i rapporti e i contatti <br />
con i nuovi partner.<br />
Non dovrebbe destare stupore, quindi, l'affermazione del leader <br />
democristiano Amintore Fanfani secondo il quale l'incidente di Bascapè non <br />
sarebbe nient'altro che il primo atto di terrorismo in Italia, volendo forse <br />
con ciò insinuare che Mattei è stato il primo di una lunga lista. Sono <br />
parole da valutare con cautela ma mantengono intatto il loro interesse, <br />
perché - per la cronaca - Fanfani è stato l'amico, il "padrino politico" ed <br />
il maggior referente di Eugenio Cefis ai tempi in cui assunse la presidenza <br />
dell'ENI e "scalò" la Montedison. La cordata "petrolchimica" fondata sul <br />
binomio Fanfani - Cefis si contrapponeva a quella, altrettanto potente del <br />
duo Andreotti - Rovelli (SIR). La dichiarazione di Fanfani riporta <br />
inevitabilmente al ruolo delle Sette Sorelle nell'ipotetica eliminazione di <br />
Mattei e, d'altronde, le multinazionali angloamericane del petrolio non <br />
erano nuove a manovre spregiudicate e ai colpi bassi. Naturalmente con l'ausilio <br />
dei servizi segreti dei rispettivi paesi. Nel 1953 il cartello petrolifero <br />
angloamericano promosse un colpo di stato in Iran per neutralizzare Mossadeq <br />
e reinsediare lo Scià Pahlevi la cui base di potere dipendeva per buona <br />
parte dagli americani e dagli inglesi. In maniera azzardata e pericolosa <br />
Mossadeq aveva promosso la nazionalizzazione di quelle risorse petrolifere <br />
di cui l'Iran disponeva e dispone in ingentissime quantità. L'ipotesi "Sette <br />
Sorelle" conduce direttamente alla tesi di Bellini sul coinvolgimento dell'americana <br />
CIA e dell'OAS nella morte di Mattei. Quest'ultima - organizzazione <br />
paramilitare e terroristica della destra francese colonialista che si <br />
opponeva all'indipendenza algerina adottando ogni forma di violenza <br />
indiscriminata e non - ha allevato alla sua triste scuola un buon numero di <br />
terroristi anche italiani che balzeranno agli onori delle cronache nei <br />
decenni successivi (si pensi al ruolo dell'Aginter Press). Anche la mafia <br />
poteva essere interessata all'eliminazione di Mattei, perché il discorso <br />
pronunciato dal Presidente sullo sviluppo della Sicilia poteva essere mal <br />
recepito dai "picciotti". Cosa Nostra è sempre stata molto gelosa del <br />
proprio controllo sull'isola e non avrebbe permesso che il modello di <br />
sviluppo sponsorizzato dall'ENI allentasse i cordoni del proprio dominio <br />
secolare. Inoltre è ormai ampiamente documentato come, fin dai tempi dello <br />
sbarco angloamericano in Sicilia, i servizi segreti americani avessero <br />
allacciato rapporti piuttosto stretti e saldi con Cosa Nostra italoamericana <br />
e con quella siciliana anche in vista della futura guerra da combattere <br />
contro i sovietici e i loro alleati. Se non si poteva certo considerare <br />
Mattei un "comunista" sussistevano parecchi fatti e circostanze che potevano <br />
essere presi a pretesto da taluni avversari e che, invece, potevano essere <br />
considerate altrettante prove di un inequivocabile "tradimento" da altri. <br />
Non dimentichiamoci che l'aereo di Mattei precipita nel pavese nell'ottobre <br />
del 1962 mentre è in corso la crisi missilistica cubana. In quei giorni il <br />
mondo è con il fiato in sospeso e trema all'idea di un conflitto nucleare <br />
fra la superpotenza americana e quella sovietica.<br />
E' forse un caso che Mattei vada incontro alla morte proprio in quei giorni <br />
convulsi ? Forse no.<br />
Come è agevole notare fin troppe cointeressenze avrebbero concorso ad <br />
accelerare la fine del Presidente dell'ENI. Fra l'altro Mattei è stato il <br />
più importante sponsor della nuova linea del centrosinistra fondata sulla <br />
rinnovata e - almeno nelle intenzioni - solida intesa fra la DC e il PSI che <br />
si era sganciato dall'orbita ideologica e dottrinale sovietica. Secondo le <br />
originarie intenzioni dei promotori, il nuovo centrosinistra avrebbe dovuto <br />
promuovere una politica che stimolasse la crescita e lo sviluppo dell'Italia <br />
attraverso la programmazione economica. Naturalmente un ruolo fondamentale <br />
doveva essere affidato all'industria e a gli enti dello Stato. Mettendo da <br />
parte l'annosa questione del clientelismo e della creazione del consenso <br />
anche attraverso gli enti pubblici e il parastato è pur vero che quell'intesa <br />
fra DC e PSI è rimasta sulla carta, esposta al fuoco di fila dei ricatti <br />
"golpisti" (Piano Solo) sostenuti da una destra trasversale ed "invisibile" <br />
ma sempre molto intraprendente, dei ceti proprietari e parassitari sempre <br />
nel nome di una malintesa "libertà di intrapresa" e degli elementi più <br />
fanatici, i "guerrieri della Guerra Fredda" in stile OAS, i quali non <br />
perdevano occasione per ribadire come il centrosinistra avrebbe aperto la <br />
porta del Potere ai comunisti. In tale clima politico, ideologico e <br />
culturale la linea dell'intesa DC - PSI rimase lettera morta, priva di un <br />
timone e senza una reale programmazione degna di questo nome.<br />
In fondo il centrosinistra - così come si delineò dagli anni Sessanta - <br />
venne condannato a replicare la formula del centrismo con l'aggiunta di un <br />
nuovo partner politico, il PSI.<br />
Fa invece una certa impressione notare come i due maggiori promotori del <br />
centrosinistra in area democristiana - Enrico Mattei e Aldo Moro - <br />
costituiscano, con le loro morti ancora irrisolte, il fulcro e il nodo dei <br />
Misteri d'Italia.<br />
<br />
Che Fanfani avesse ragione ?<br />
<br />
Nonostante non manchi chi ancora sottolinea tutto quel che accomuna Enrico <br />
Mattei ed Eugenio Cefis, ci sono buone ragione per storcere il naso. <br />
Innanzitutto Cefis può aver rivestito un ruolo non secondario nell'affaire <br />
della morte di Mattei ? Sicuramente da qualche tempo i due non erano più in <br />
sintonia ed è stato lo stesso Mattei a far dimettere l'ex amico dalla carica <br />
di Vice Presidente.<br />
Quando Cefis prenderà il timone dell'ammiraglia ENI - a partire dal 1967 - <br />
liquiderà la linea aggressiva e competitiva del predecessore e fondatore. <br />
Non è un caso che l'ex allievo dell'Accademia militare di Modena venga <br />
spesso dipinto come buon amico ed alleato degli angloamericani e, quindi, <br />
ottimo interlocutore del cartello petrolifero al cui strapotere Mattei si <br />
era opposto. Come accennato, pare che Cefis intrattenne ottimi rapporti con <br />
gli angloamericani fin dai tempi della Resistenza, e che diede buone prova <br />
di sé come spia. La distanza dal suo predecessore e, nell'ultimo periodo di <br />
vita, avversario, è accentuata dalla diversa concezione manageriale che <br />
guidava l'azione dei due uomini. Al di là della comune appartenenza alla <br />
"razza padrona" per Mattei il Potere e la Ricchezza dovevano essere gli <br />
strumenti per avviare lo sviluppo economico e, quindi, per incoraggiare e <br />
promuovere l'indipendenza del paese. Dalle testimonianze emerse non risulta <br />
che tutto ciò costituisca l'orizzonte e il patrimonio di Cefis per il quale <br />
la politica energetica e petrolchimica finiscono per trasformarsi in <br />
espedienti per soddisfare le proprie ambizioni personali. Il Potere per il <br />
Potere. La Ricchezza per la Ricchezza. Ne consegue il ricorso continuo ed <br />
incessante alla speculazione sui mercati finanziari. Se dell'assalto di <br />
Cefis alla carta stampata e all'informazione parleremo più aventi, invece <br />
val la pena di spendere qualche parola sulla scalata al colosso Montedison <br />
nel 1971. In credito con la società, Enrico Cuccia - Presidente di <br />
Mediobanca, "fratello" di loggia di Cefis e, secondo l'opinione di molti, <br />
vero dominus della "Razza Padrona" - assecondò l'assalto di Cefis, ancora <br />
Presidente dell'ENI e il relativo rastrellamento di azioni. La manovra di <br />
Cefis e di Cuccia suscitò grande scalpore perché la scalata di una società <br />
privata venne finanziata con i capitali dell'ENI, ente di diritto pubblico <br />
creato per finalità pubbliche e con soldi pubblici. Difficilmente Mattei <br />
avrebbe soddisfatto le richieste di Cuccia che, in credito con la <br />
Montedison, aveva interesse a sistemare la situazione debitoria già grave al <br />
momento della fusione fra Montecatini ed Edison. Al contrario Cefis non si <br />
fa remore a utilizzare l'ENI come banca per finanziare le proprie imprese <br />
speculative fornendo anche un modello di azione e comportamento ai futuri <br />
dirigenti (area PSI) dell'ente. Si pensi allo scandalo ENI - PETROMIN quasi <br />
tutto interno alla P2 e al PSI rinnovato e in procinto di attraversare la <br />
gloriosa stagione craxiana o, sempre per quel che riguarda l'ENI occupata <br />
dai socialisti, il suo ruolo nella bancarotta del Banco Ambrosiano sotto la <br />
presidenza del piduista Roberto Calvi. Per non parlare del sistema delle <br />
scatole cinesi.<br />
Abbracciando in toto questa commistione fra privato e pubblico - nella <br />
quale, però, il privato si serve del pubblico e lo domina - Cefis si <br />
dimostra molto più neocapitalista e postmoderno di Mattei.<br />
Se quest'ultimo ha dedicato la sua vita a una prospettiva di lungo periodo e <br />
di grande respiro che - giusta o sbagliata che fosse - era al servizio dello <br />
Stato e della Nazione, il primo ha esaurito il suo orizzonte nel Sé, centro <br />
e fulcro di Potere, Ricchezza e Speculazione. In questo l'uomo in "grigio" è <br />
sempre stato in buona compagnia.<br />
<br />
Se vogliamo dare retta alle parole di Fanfani la stagione della "strategia <br />
della tensione" e del terrorismo è stata avviata dall'incidente di Bascapè e <br />
sempre a Cefis è rivolta la mente di Pasolini quando delinea il progetto del <br />
romanzo "Petrolio" che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto imporsi come il <br />
"romanzo delle stragi". Ossessione di un intellettuale che poteva essere <br />
caduto nella trappola di qualche oscura provocazione ?<br />
A distanza di anni, però, qualcuno avvalora le inquietanti ed inquiete <br />
interpretazioni pasoliniane sulla "strategia della tensione".<br />
<br />
FINE DELLA PRIMA PARTE<br />
<br />
HS<br />
Fonte: www.comedonchisciotte.org<br />
23.07.2010 <br />
<br />
<br />
<br />
__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5306 (20100723) __________<br />
<br />
Il messaggio è stato controllato da ESET NOD32 Antivirus.<br />
<br />
www.nod32.it<br />
<br />
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Il thread:
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Artamano |
23/07 23:13 |
| Cefis ,l'uomo che Pasolini indicò come probabile mandante della morte di Mattei |
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